Recensione
Guglielmo Brighi, Avanti, 09/11/2010

Cavour e il seme della laicità

Cavour e il seme della laicità La missione Pantaleoni-Passaglia a Roma. Un fallimento completo. Uno dei suoi rari insuccessi diplomatici. 11 ricorso allora al Parlamento. Una discussione tanto ampia da impiegare due tornate di lavori. Le sedute del 25 e 27 marzo 1861 alla Camera, confermano Cavour autentico stratega e finissimo statista: ribaltare una sconfitta negoziale in una personale vittoria morale! La questione romana con la celebre formula "Libera Chiesa in Libero Stato" stava diventando materia politica e parlamentare. Per il presidente del Consiglio è ormai inevitabile che si arrivi al riconoscimento di Roma capitale attraverso la fine del potere temporale della Chiesa. Assicurerà così al papato, indipendenza e piena libertà nell'esercizio del proprio magistero. Rafforzerà, in cambio, lo "status" del nuovo e riformato regno di Vittorio Emanuele Il. In un suo applauditissimo passaggio, Cavour ricorda all'emiciclo: "Ogni volta che potere civile e religioso sono riuniti in una sola mano, la civiltà arretra per far posto al più schifoso dispotismo". Come sappiamo, i discorsi del Conte non ebbero successo immediato. Sia il Pontefice che Napoleone III, gran protettore di Pio IX, non accolsero l'appello "Libera Chiesa in Libero Stato". Il seme del confronto culturale tra Italia laica e Italia cattolica era stato comunque asperso. Il piccolo ma importante libro "Discorsi per Roma capitale" di Camillo Benso di Cavour, Donzelli editore, pagg. 110, euro 15, rappresenta il testamento politico del grande statista piemontese. Morirà infatti nel giugno dello stesso anno. Sembra che le sue ultime parole siano state: "L'Italia è fatta. Tutto è salvo!". Moriva il Conte, nasceva il mito!