Recensione
Elio Grasso, Pulp Libri, 01/10/2010

Quartetto per masse...

Ci sono libri che si definiscono come autobiografie o ritratti in parole, ma portano con sé una quantità di Storia (e di storie) talmente importante da definire un’intera epoca. Prima c’è una bambina che guarda al davanzale gli astri lontani delle modelle durante le sfilate romane di Christian Dior, poi una ragazza che avrebbe voluto fare l’attrice ma che restò inchiodata alle proprie responsabilità di poeta ( o di poetessa) ? In quegli anni la questione si poneva, eccome). Ma furono le piste dell’essere donna , nata insieme alla Repubblica, a svolgersi sotto i suoi piedi, in fondanti letture (dovute al padre) e ricerche poetiche fra l’irritato e l’amoroso. Con il primo dei Quartetti la storia va avanti e indietro con scorrimenti rapidi, fra letteratura e impegno politico: figure forti degli anni come Fortini, ma anche avventure editoriali sul filo dell’impossibilità. Si prosegue con una Roma che appare poco nei versi della Fra botta, per mancanza di vanità re rifiuto di addobbare l’essenza delle idee. Roma che poi diventa “ex” con lo spiegamento del ’68, ma non sarà subito dopo la “città dei poeti”, anche se Moravia è il primo ad apparire, e la Rosselli seconda. I poeti possedevano qualche “altrove” dove andare o dal quale provenivano. Province dell’impero, che la Capitale attirava e rimandava al mittente. Ma nel ripensare Dario Bellezza, accostandone vita e morte, sembra sentire l’odore delle fettuccine e della classicità cercata a costo del sangue, ma presto dilapidata. Sono tantissimi gli orizzonti di queste esistenze, gli atti d’amore e i furori per nulla astratti. Assistiamo agli spostamenti di un’esule mai paga di una casa o di una porta: dall’Italia postbellica alle peripezie berlinesi dell’89, sulle orme di Christa Wolf , prima dell’abbattimento del Muro. Col quarto Quartetto il lascito per il “tempo a venire” è quello di una Civiltà messa in evidenza sul negativo dell’attuale, richiamando il famoso dissenso dei 67 fisici al discorso papale alla Sapienza, e affermando che la biografia di Simone Weil è più che mai necessaria oggi per laicamente sperare che siano impugnati “l’agnosticismo degli arresi” e “la religione del potere”