Recensione
Giovanni Vacca, Blow Up Magazine, 01/01/2011

Un autore ingiustamente dimenticato

Proliferano i libri dedicati a una singola canzone, segno che davvero il tempo della durata, ossia il tempo interiore, vissuto qualitativamente, è quello che conta emotivamente, proprio come sosteneva Bergson, a differenza di quello misurato con gli strumenti meccanici: alcune canzoni di pochi muinuti, infatti, hanno la magica capacità di "imprigionare" un intero periodo storico, a dispetto della sproporzione, e restano nella memoria come emblemi di un'epoca. E' per questo che in "Odio l'estate" (prefazione di Vinicio Capossela) Paola De Simone, giornalista e conduttrice radiofonica, può ricostruire un'intera stagione della vita musicale italiana seguendo le vicende di una famosa composizione di Bruno Martino, Odio l'estate. Il brano è una delle più note canzoni taliane al mondo: composta nel 1960 è diventata nel tempo un vero e proprio standard jazzistico, vale a dire una di quelle sequenza di accordi che si prestano particolarmente all'improvvisazione ed entrano nel numero dei canovacci usati in questo genere musicale dove l'improvvisazione ha un ruolo centrale ( un pezzo suonato da gente come, tra gli altri Chet Baker, Joao Gilberto, Joe Pass, Michel Petrucciani, Bireli Lagrene, tanto per capire di che cosa stiamo parlando). Ma "Odio l'estate" è anche una vera e propria canzone, con tanto di testo (scritto da Bruno Brighetti), che nasce nel clima di quello che si chiamava "night club