Recensione
Guido Caldiron, Liberazione, 14/01/2011

"Non c'è democrazia senza controllo ed equilibrio tra le istituzioni"

Docente di Teoria politica alla Columbia University, Nadia Urbinati è una delle maggiori politologhe italiane, autrice di molti studi e ricerce, ha pubblicato recentemente per Donzelli il saggio Democrazia rappresentativa. Sovranità e controllo dei poteri (pp. 248, euro 23,50), in cui spiega come la democrazia rappresentativa non sia una sorta di "ripiego" rispetto al modello ideale di democrazia diretta, bensì una forma originale di governo democratico che è peculiare della società moderna e nella quale forme di partecipazione diretta e forme di politica rappresentata si integrano in maniera articolata e ricca. La rappresentanza è, dunque, una forma complessa di partecipazione, un processo politico che genera e si sostiene su un continuo flusso di influenza, controllo e comunicazione tra cittadini e rappresentanti.

Da destra si denuncia il ruolo "politico" della Consulta: ma quale funzione assolve questa istituzione nella nostra democrazia?

La Corte Costituzionale controlla che le leggi siano sempre d'accordo con il testo della Costituzione e rappresenta una delle istituzioni poste a garanzia del nostro sistema democratico. Nel costituzialismo moderno le istituzioni hanno un ruolo chiave. Per questa via si garantisce l'affermazione della sovranità popolare attraverso istituzioni che possano rendere sicura questa espressione. C'è un modo di dire tra gli studiosi che spiega con una battuta questa funzione: le Costituzioni sono come le regole fatte da Tizio quando è sobrio pensando che domani, o prima o poi, potrebbe non essere più sobrio. In altre parole, le istituzioni servono a un popolo che vuole proteggere se stesso e le sue libertà dagli errori che lui stesso può sempre compiere.

Tra le soluzioni a quella che appare come la crisi della nostra democrazia, nel suo libro lei indica la necessità di un "surplus di politica": è nella partecipazione il vero antidoto?

La democrazia rappresentativa, che non è racchiudibile solo nell'espressione del voto popolare, vive solo se c'è un rapporto continuo con il mondo attivo della società, vale a dire le associazioni, i partiti, i singoli cittadini - attraverso petizioni, referendum, leggi di iniziativa popolare. Il fatto è che con la crisi dei vecchi partiti ideologici, si avverte anche il declino di questo dialogo tra le istituzioni e i cittadini, con il rischio che chi anima le istituzioni si ritrovi a giocare un ruolo pressoché assoluto nel gioco democratico. Per evitare questo rischio si dovrebbe intervenire sia modificando le leggi che lavorando a una ripresa delle forme associative di tipo politico.

Quale la sfida che il populismo pone in questo contesto?

I populismi sono l'equivalente per le democrazie rappresentative odierne di ciò che hanno rappresentato le tirannie per le democrazie antiche. Il populismo propone un azzeramento della rappresentanza perché indica un'autoaffermazione di rappresentatività di chi è leader che si proclama "espressione dell'intero popolo" indipendentemente dall'esito elettorale. L'uso continuo dei sondaggi per calibrare di volta in volta l'attività dei politici, serve proprio a questo: si dice di fare riferimento all'opinione dei cittadini, ma in realtà si tratta di "un'opinione" che molto spesso viene manipolata o piegata ai propri fini per potersene poi dichiarare i pieni rappresentanti