Recensione
Antonio Faeti, La Stampa, 15/01/2011

Riecco Nicolas tra casa e scuola

L’incanto, la fascinazione,l’intensa capacità di attrarre che si avvertono in queste Storie inedite del piccolo Nicolas, derivano,certamente,dallapersonalità degli autori, perché di Goscinny basta dire che ha creato Asterix,e di Sempé è sufficiente ripensare alle vignette disegnate per il New Yorker, ovvero a tante minuscole proposte filosofiche tracciate con pochi, ineffabili segni. Poi però, è necessario anche riflettere sulla straordinaria identità del volume, perché in esso si parla di scuola e, pur ricavando da ogni pagina una dose consistente di riso, non è meno vero che anche si riflette, si rammenta, si confronta,si ritrovano straordinarie intuizioni pedagogiche, mentre si è indotti a ripensare alla psicologia e alla storia dell’infanzia. E si negherebbe, a questo libro, gran parte di ciò che gli è dovuto, se lo isolasse del tutto arbitrariamente, dalla lunga vicenda antropologico-culturale da cui deriva. Alla Francia e alla sua cultura dobbiamo, infatti, tutta una incredibile serie di «metafore d’infanzia» che iniziano ad apparire con Madame de Genlis, quindi nel Settecento, e poi si inverano nella Cosetta di Hugo, negli incredibili ragazzini di Verne, nelle invenzioni di Malot, di Renard, di Pergaud, della contessa de Ségur del conte di Saint-Exupéry. È la virtù dello sguardo, quella che si nota sempre neigrandi artisti francesi che raccontano i bambini: questa constatazione divenne chiara, articolata, motivata quando, nel lontano 1959, cominciammo a inseguire le notturne peripezie dell’Antoine Doinel di Truffaut, inimitabile decifratore di filmici bambini fino alla sua morte, precoce proprio come quella di Goscinny. Ci si deve chiedere, per altro, se le brevi vicende «tracasa e scuola» (come avrebbe detto De Amicis) del piccolo Nicolas, meritino davvero di essere collocate entro un contesto così ricco di genialità, di capacità di osservazione, di creativa irripetibilità. Si risponde affermativamente, pensando subito a un dato che stupisce e impressiona: queste storie sono rimaste molto a lungo inedite, alcune erano apparse su un giornale ma la maggioranza di loro risiedeva in un cassetto: ebbene il nitore, la geniale malizia, i variegati ammiccamenti, insomma la specifica fascinazione di Nicolas sono da porsi entro un alone fatto di intatta freschezza. Capita perfino che la grande distanza temporale abbia anche giovato a Nicolas: quando allude all’avvento della televisione di massa, all’arrivo del ligneo scatolone orwelliano entro la mestizia piccolo borghese di queste famiglie francesi degli Anni Cinquanta, Goscinny sembra dirci: vedete come tutto è cominciato? Capite da dove tutto proviene? L’indagine condotta sulla scuola, spesso comicamente irresistibile, ha una chiarezza, ha un lindore, ha una proprietà di linguaggio pedagogico che non si trovano in opere ben altrimenti nobilitate, applaudite,citate. Goscinny non si collega a nessuna delle grandi tradizioni raffigurative proprie della sua cultura di appartenenza. Si vale sempre, invece, di un’ottica dolcemente pedagogica nella quale graffianti perfidie si stemperano entro una meditata malinconia. Sì, si realizzano catastrofi, si compiono nefandezze, si lotta, ci si picchia, si esagera, maè sempre come se la meravigliosa, epocale «fine estate» del signor Hulot e di Tati avvolgessero queste aule, queste merende, questi compleanni, questi problemi sulle galline di cui non si conoscerà la soluzione, questo avvicendarsi di titolari e supplenti che allude alla vita e al suo incerto fluire. La mensa scolastica, tenuta come il refettorio di una galera, può servire piatti succulenti, il vecchio compagno di scuola del padre di Nicolas rivela al bambino che il suo babbo era tra i banchi un lazzarone, la supplente sembra discesa da Marte, il direttore vive tra presenza e assenza come un personaggio di Calvino. In fondo, quando irresistibilmente faceva agire il suo Asterix, il sommo Goscinny non derideva affatto la romanità,l’eredità complessa dei grandi storici, il mistero di ogni domuse di ogni larario. No, aggrediva i peplum film, colpiva l’inautentico, bersagliava il cartone collocato al posto del marmo. E la grande lezione, schematicamente spremuta da questo gioiello editoriale, è ancora la stessa. Si devono scrutare i tinelli, i corridoi, i giardinetti, i giochi, le merende, i tic, i rossori, l’anoressia, il bulimismo. E così, forse, si decifrerà davvero un’epoca, perfino comprendendo perché Nicolas conosce la data di nascita e quella di morte del vero d’Artagnan: una sapienza che fa solo allibire suo padre.