Recensione
Maria Serena Palieri, L'Unità, 09/01/2011

Jane Austen ma ad alto tasso alcolico

Jane Austen ha superato la condizione di semplice scrittrice per acquisire quella di "brand", un nome col quale vendere romanzi "à la " Austen, film ai suoi libri ispirati, tee-shirt, cioccolatini. In attesa che un Edgar Morin analizzi queste nuove "star" , le icone culturali diventate marchi - anche Gioconda e Caravaggio - Donzelli ci fa dono di un libro piccolo e spassoso che ci mette in comunicazione speciale con la vera Jane Austen: è Jack&Alice. Ozi e vizi a Pammydiddle (disegni originali di Andrea Joseph, traduzione Bianca Lazzaro). Siamo nel 1790 e una Jane quindicenne va scrivendo i suoi juvenilia, opere rivolte a una platea familiare, in cui esplode una vena comica che nell'adulta diventerà l'inarrivabile ironia austeniana. Qui protagonista è Alice, fanciulla nel villaggio di Pammydiddle (all'incirca Imbrogliopoli), col cuore che spasima per un giovin signore e con una confidente sui generis, la squinternata Lady Williams. Alice, prototipo delle future eroine di Emma, Orgoglio e pregiudizio, Ragione e sentimento, coltiva rispetto a loro un segreto in più: il più del tempo è sbronza. E quindi ecco le pagine di questo libro ornate di carte e miniture settecentesche ma - scandalo - macciate di rosso. Bordeaux o Barolo?