Recensione
Daniela Di Stefano, Corriere della Sera / Sicilia, 31/12/2010

Un libro di Max Weber sulla nascita del moderno sviluopo finanziario

La civiltà post-industriale dell’Occidente annaspa strozzata dai suoi stessi tentacoli mentre la Cina si apre a nuovi orizzonti di crescita economica. Un secondo millennio che si affaccia su troppi scenari incerti. Ma com’era il capitalismo nel momento in cui è apparso sul teatro mondiale? In aiuto , un libretto di appena 110 pagine “Le origini del capitalismo moderno” di Max Weber (1860-1920). Si tratta del capitolo finale della “Storia economica” , che è poi un’opera di sociologia economica. In esso è contenuta la teoria dello sviluppo capitalistico del filosofo tedesco. Lo schema adottato da Weber per spiegare le origini del capitalismo moderno in Occidente distingue anzitutto tra un complesso di condizioni occidentali e altri fattori non necessariamente occidentali, ai quali non viene però attribuito un ruolo decisivo. La città ha un rilievo cruciale. Essa infatti è terreno di coltura di una borghesia cittadina che comincia a introdurre , già dal Medioevo una serie di innovazioni economiche, che il protestantesimo, con la nuova etica economica, trasformerà in senso capitalistico. Qual è la molla da cui è scattato il capitalismo, è un problema di equilibrio, di bilanciamento tra intervento dello stato e autonomia della società e del mercato. Quali sono i presupposti dell’impresa capitalistica? Appropriazione dei mezzi materiali di produzione da parte dell’imprenditore, libertà di mercato, tecnica razionale, diritto razionale, lavoro libero e commercializzazione dell’economia. Un ulteriore momento è rappresentato dalla “speculazione”. Essa acquisisce importanza nel momento in cui un patrimonio può essere espresso in titoli liberamente trasferibili. Perché il capitalismo ha una matrice occidentale? Solo il capitalismo occidentale ha creato un’organizzazione razionale del lavoro. Solo l’occidente conosce uno stato nel senso moderno , con un’organizzazione legalmente stabilita, una classe di funzionari di professione e un diritto di cittadinanza; rudimenti di cose simili si sono trovati nell’antichità e nell’Oriente, ma non hanno mai raggiunto un pieno sviluppo.