Recensione
Gloria Satta, Il Messaggero, 30/11/2010

Un uomo di ferro che irrideva ogni tipo di vanità

Per capire che razza d’uomo fosse Mario Monicelli , classe 1915, basta leggere il libro Le mosche del deserto (m&m) che la sua compagna Chiara Rappaccini ha dedicato alla lavorazione dell’ultimo film del regista Le rose del deserto.Già ultranovantenne, più energico che mai , Monicelli dominava con pugno di ferro e tempra incrollabile il set tunisino, sotto il sole a 50 gradi , mentre i giovani della troupe cadevano da tutte le parti , prostrati da dissenteria e stanchezza. Per rendersi conto di quanto da lontano venisse la storia dell’ultimo maestro della commedia all’italiana, è sufficiente scorrere il ritratto-conversazione “Il mestiere del cinema” (saggine Donzelli) che a Monicelli hanno dedicato Steve Della Casa e Francesco Raniero Martinotti : dai primi passi come assistente ai successi con Totò, dalle commedie con Sordi fino agli ultimi film, per tutta la vita il regista continuò a ritenersi un “mestierante” piuttosto che un artista. E a considerare il suo lavoro nel cinema come il frutto di uno sforzo collettivo , il risultato della collaborazione tra tante persone. Era autenticamente modesto, Monicelli, aveva attraversato da protagonista tutte le stagioni del cinema eppure irrideva ogni tipo di vanità. Alla sua età, continuava a girare sui mezzi pubblici, si prendeva gioco di privilegi e snobismi tipici del suo ambiente, dava fondo al suo proverbiale cinismo per demolire con una battuta quelli che si prendevano troppo sul serio: contro l’intellighenzia dominante , per esempio, si divertiva a rivendicare la propria stupidaggine. Ai giovani cineasti che puntualmente venivano indicati come suoi eredi, raccomandava più cattiveria. Ultimo vero comunista, viveva da solo, in maniera spartana, accontentandosi del minimo. Detestava sentimentalismi e retorica. E degli anni d’oro del cinema italiano, rimpiangeva il clima di grande famiglia, una famiglia composta di giganti come Comencini, Suso Cecchi D’Amico, Sordi, Age , Scarpelli: non c’erano rivalità tra loro , la torta era abbastanza grande per tutti e a volte uno poteva permettersi di cedere il lavoro a un altro. A 95 anni , abituato a commemorare quella degli amici, Monicelli non parlava mai della morte. Un motivo di più per rimanere sconvolti davanti al suo gesto.