Recensione
Alessandra Iadicicco, Tuttolibri de La Stampa, 04/12/2010

Heidi, un'orfanella svizzera di tanto tempo fa

Il vecchio dell'Alpe e il suo San Bernardo, la baita di Dorfli e fiocco di neve, il pastorello Peter e la nonnina cieca, la scuola giù al villaggio, la slitta e la pineta....Basta sfogliare la storia di Heidi per ritrovare i nostri ricordi d'infanzia. Neanche fossimo cresciuti bevendo latte di capra, capriolando per i pascoli o gorgheggiando tra vette e valli sui toni dello jodel. Più familiari ci erano forse il pallore di Klara e il grigiore di città popolate da signorine Rottenmeier. Ma, comunque sia, l'immaginario di tutti è segnato dal mondo dell'orfanella svizzera cresciuta in montagna tanto tempo fa. Quali immagini però si sono impresse nelle nostre menti se, dal 1880 in cui Johanna Spyri le narrò per la prima volta in un romanzo, le avventure di Heidi furono riproposte, rianimate, reinterpretate, reinventate in una ventina tra film e produzioni Tv, anime e fumetti, sequel, ricostruzioni realistiche e fiabeschi avatar. Dal film con Shirley Temple del 1937 a quelli con Paolo Villaggio (2001) e con il bergamaniano Max von Sidow (2005). Dal cartone giapponese del '74 andato in onda su Raiuno nel '78, alla canzoncina di Elisabetta Viviani che scalò le classifiche degli anni Ottanta. Dalla Heidiland ricostruita a Maienfeld in memoria della figlia più celebre del canton Grigioni alla sua discendenza: i figli di Heidi concepiti da Charles Tritten, il traduttore inglese del romanzo della Spyri o la bisnipotina della scritttrice elvetica, Marie Parr, celebrata oggi nella svizzera tedesca come l'autrice della nuova Heidi. E quella antica e autentica che fine ha fatto? Rieccola nella versione originale e integrale edita da Donzelli, tradotta dal tedesco da Valentina Garlandi e illustrata da Tomi Ungerer che già nell'edizione Diogenes del 1978 colse in punta di matita il vero spirito di quella bimba alpestre. Un ritorno alle fonti,insomma: alla purezza e freschezza di una fonte di montagna.