Recensione
Roberto Bertinetti, La Repubblica, 19/11/2010

Jane Austen un grande bluff? No, a 15 anni era un genio

Osserva il fratello Henry in una nota del 1817 che accompagnava l’edizione delle opere complete:”Nello scrivere era veloce e precisa, ciò che usciva dalla sua penna era compiuto e su qualunque argomento sapeva esprimersi con eccellente accuratezza”. Con Henry non concorda la professoressa Kathryn Sutherland, dell’università di Oxford, certa invece che Jane Austen sia stata autrice assai meno elegante. La studiosa basa l’ipotesi sull’esame di oltre mille pagine autografe, digitalizzate e messe in rete nell’ambito di un progetto che ha visto coinvolte due biblioteche (la Bodleian Library di Oxford e la British Library ) e il King’s College di Londra. Secondo Sutherland, l’autrice di Orgoglio e pregiudizio non rispettava le regole della grammatica, sbagliava la punteggiatura e commetteva spesso errori di ortografia a causa dell’influenza del dialetto in uso a Steventon, nello Hampshire, dove nacque nel 1775. Esemplare in proposito, aggiunge, la frequenza con cui si trova “tomatas” al posto di “tomatoes”, ovvero “pomodori”. A chi spetterebbe, allora, il merito della accuratezza di cui parla il fratello? Sutherland non ha dubbi: lo stile inconfondibile sarebbe il frutto di un lavoro di editing fatto da William Gifford, dipendente da John Murray che a partire dal 1815 pubblicò i testi di Jane Austen. L’ipotesi però non regge: in primo luogo perché si basa solo sullo studio degli autografi disponibili in alcuni frammenti dei sei romanzi della Austen ( in sostanza due e poche porzioni di altri), e poi perché è difficile trovare una evidente e netta discontinuità sotto il profilo stilistico tra le prime opere, uscite con un diverso editore, e quelle stampate da Murray. Gifford non ebbe infatti alcuna possibilità di intervenire su Ragione e sentimento, Orgoglio e pregiudizio o Mansfield Park, pubblicati da Egerton, apprezzati per una eleganza che mal si adatta all’idea sostenuta da Sutherland. Inoltre non ci sono prove che i manoscritti ora messi in rete siano quelli definitivi, preparati per la stampa, visto che dopo la scomparsa di Jane la sorella Cassandra bruciò gran parte delle lettere e senza dubbio anche molte pagine da lei custodite. Chi nutrisse dubbi sulla naturale grazia dell’autrice può ora leggersi “Jack&Alice” (Donzelli), un breve racconto illustrato da Andrea Joseph risalente al 1790. A quindici anni Jane Austen era già una scrittrice con idee molto chiare in termini di stile e il ritmo dei dialoghi non appare troppo diverso da quello dei testi della maturità. La tesi di Kathryn Sutherland, dunque, non convince. E’ certo che Gifford abbia suggerito alcune modifiche (lo prova la corrispondenza tra lui e Murray), ma la leggendaria “accuratezza formale” di Jane Austen è frutto di un talento che cominciò a manifestarsi sin dall’adolescenza.