Recensione
Redazione, Romatoday librblog, 11/11/2010

La Genesi illustrata da Marc Chagall

Terminato il fortunato ciclo di illustrazioni per le Favole di La Fontaine, Marc Chagall accoglie un’altra proposta del suo amico ed editore Ambroise Vollard: condurre una rivisitazione e trasposizione dei grandi temi del messaggio biblico. È il 1930 quando, per caldeggiare l’idea della nuova avventura, Vollard propizia un viaggio dell’artista in Palestina, perché Chagall possa vedere coi propri occhi quei paesaggi biblici che fino a quel momento aveva solo concepito attraverso le letture e l’immaginazione. Il progetto verrà eseguito in due riprese: un primo blocco di 65 soggetti sarà realizzato tra il 1931 e il 1939. Si tratta soprattutto di incisioni per acqueforti, precedute da gouaches a colori. Il lavoro subirà però una battuta d’arresto, dovuta al dilagare della barbarie nazista, che costringerà Chagall a rifugiarsi a New York.

Dopo la guerra, tra il 1952 e il 1956, l’artista riprende il lavoro sotto la spinta di un nuovo committente, l’editore svizzero Tériade, che pubblicherà finalmente, nel 1956, l’intero ciclo di 105 tavole, aggiungendo ai 65 soggetti del primo blocco (che vedono così finalmente la luce), altre 40 incisioni eseguite negli anni cinquanta. L’artista continuerà ad applicarsi al tema del messaggio biblico negli anni successivi, ponendo mano anche a 17 tele di grande formato, riguardanti la Genesi, l’Esodo e il Cantico dei Cantici, che nel 1966 saranno la base della donazione su cui si costituirà, a Nizza, il Musée National Message Biblique Marc Chagall, destinato da allora in avanti ad arricchirsi di tutta una serie di gouaches, disegni originali, bozzetti preparatori e opere finali.

Questo volume raccoglie le pagine più belle del racconto a colori della Genesi: la creazione dell’uomo e della donna, il Paradiso, il peccato, la cacciata, l’arca di Noè, la storia di Abramo e Isacco, le storie di Giacobbe e Giuseppe. I personaggi biblici di Chagall, gli animali e i fiori che popolano il suo Eden, mai sovraccaricati di significati simbolici, non restituiscono un’esegesi; la Bibbia di Chagall, come osserva Siegmund Ginzberg nella sua introduzione, «ha un sapore di famiglia, di casa, delle storie ascoltate a tavola, a scuola o in sinagoga. È come se Chagall immaginasse di prendere personalmente parte a queste storie. Dipinge i propri sogni. La nostalgia per il Paradiso perduto è anche un po’ nostalgia per la sua infanzia perduta».