Recensione
Lucilla Noviello, www.contesti.eu, 04/11/2010

Shelter, opera poetica di Marco Giovenale

Lo Shelter ingabbia e protegge, scrive Marco Giovenale autore del’omonimo libro di poesie edito da Donzelli. L’opera di questo scrittore si caratterizza immediatamente come una chiara conferma dell’importanza del concetto di densità all’interno del linguaggio poetico.

Marco Giovenale vive un suo personale e continuo rapporto con la letteratura, sia professionalmente come critico sia come autore. Conosce delle parole e della sintassi poetica tutte le regole e le combina o le infrange continuamente. In alcune sue poesie i termini scelti evocano immagini che immediatamente evaporano in concetti cinici e privi di colori; fatta eccezione per i bianchi e i neri, che servono da elementi razionalizzanti.

Bianco e nero sono due visioni – ma soprattutto due parole – che l’autore usa per privarci di ogni emozione di riferimento, come un esempio di shelter che – appunto – ingabbiandoci ci protegge dall’errore della non comprensione. Altre opere di Giovenale invece sono brevi – brevissime – e alludono allo stato dell’essere, generalmente malato, in cui la mente è priva di pensieri quali lo spirito.

La religiosità è infatti un concetto obsoleto. Restano le verità, che pur richiamando ad ideali di assolutezza, si concretizzano in immagini in cui gli arrovellamenti di mani, o il lino bianco e grezzo, dichiarano nuovamente che sia ciò che è contorto sia ciò che è semplice non racchiude felicità e non può essere veicolo di una svolta escatologica di alcun genere.

Eppure noi continuiamo a leggere le poesie di Giovenale cercando continuamente un’accoglienza; un luogo, se non un dio, o un gesto che sia lo scopo della nostra esistenza, l’arrivo del nostro percorso. Poiché restiamo piccoli e umani come “ quella donna, o un’altra, che si spoglia lenta, dentro.”