Recensione
Sergio Leone, Corriere della Sera, 31/10/2010

Discorsi di Cavour: una passione Capitale

Il libro Discorsi di Cavour, una passione Capitale di SERGIO LEONE «Repetita Iuvant», soprattutto se si tratta, come qui, di una nuova edizione (la prima, nel 1871) dei «Discorsi per Roma capitale» (Editore Donzelli) fatti alla Camera da Camillo Benso di Cavour nei quali si può rileggere con quanta partecipazione i parlamentari neoitaliani abbiano discusso sui modi e sui tempi dell'annessione di Roma. La rilettura dei tre discorsi (25, 27 marzo e 9 Aprile 1861) non può che favorire una riflessione sull'argomento, oggi che l'idea di nazione e la stessa legittimità di Roma a rappresentare l'intero paese vengono messe in discussione, in un clima politico non certo tranquillo. Sorprende la passione con la quale Cavour, un politico ritenuto compassato e freddo, tratta la questione romana. La determinazione che egli pone nell'esporre la necessità storica di Roma capitale non intacca però i principi ai quali egli conformava la sua visione politica e l'azione di primo ministro: Roma sì, ma nel rispetto della libertà e dell'indipendenza del papato; insomma, «Libera Chiesa in Libero Stato», questa la sostanza del suo pensiero al quale aderisce gran parte dell'Assemblea. Come procedere tuttavia se la Francia, garante dello statu quo romano si opponesse alla trattativa per una pacifica soluzione della questione romana? In alcune affermazioni è evidente in Cavour l'intenzione di evitare ogni attrito con Napoleone III («Noi non dovremmo tuttavia compiere l'unione di essa al resto d'Italia, se ciò dovesse recare grave danno ai nostri alleati», di - scorso del 25 marzo); in altre egli appare propenso ad andare in ogni modo a Roma («qualunque sia il modo con cui l'Italia giungerà alla città eterna per accordo o senza..., 25 marzo). Punti fermi del pensiero di Cavour sono inoltre: i) il potere temporale del papa non ha fondamento giuridico 2) la Chiesa si gioverà della fine del potere temporale perché libera da tentazione di potere 3) l'indipendenza e la libertà del papa sarà garantita, a Roma conquistata, non solo dal solenne impegno del governo italiano, ma anche dallo stesso cattolicissimo popolo italiano che se ne farà, per quanto lo riguarda, carico. E, a proposito di cattolici, lo stesso Cavour, si dice convinto che da maggioranza della società cattolica assolverà gli italiani» se il pontefice si invischierà in una lotta fatale. In effetti qualche sospetto in merito il Conte lo appalesa, convinto, come si mostra, che se il principe è costretto «ad andare a mendicare dalle altre potenze armi e denari, egli è evidente che il potere temporale è un argomento non d'indipendenza» (discorso del 27 marzo). Come sappiamo, il Conte non arrivò a vedere la conclusione della complessa questione, il 20 settembre del 187o. Tuttavia il percorso da lui tracciato, soprattutto per ciò che riguardava l'indipendenza dei due poteri, con lealtà verrà seguito dai governi italiani dopo la presa di Roma. Bene ha fatto dunque l'editore a riproporre oggi, in piena bagarre politica su questi temi, i discorsi di uno dei padri dell'Unità d'Italia. Neppure appare stantia, anzi, la corposa introduzione di Pietro Scoppola, un intellettuale cattolico i cui contributi oggi purtroppo mancano al mondo della politica e della cultura. Essa si fa sempre apprezzare per chiarezza e, soprattutto, per ricchezza e puntualità dei contenuti. Camillo Benso di Cavour - Discorsi per Roma Capitale - Con un saggio introduttivo di Pietro Scoppola