Recensione
Stefano Mannucci, Il Tempo, 17/10/2010

La meraviglia jazz di Bruno Martino

Ora che l’autunno è tornato, il cuore finalmente si predispone a un salutare letargo, dopo gli scossoni e le illusioni della buona stagione. Eccolo, il messaggio in controtendenza si Bruno Martino, che aveva inaugurato gli anni sessanta con quella che resta la canzone più struggente di quel periodo aureo per la società italiana e per la musica che ne derivava. In quegli anni di rotonde sul mare e di granelli di sabbia e abbronzantissime e pinne fucili e occhiali, Martino si poneva in controluce, con un’operazione a suo modo rivoluziona, e certamente di altissima poesia. “Odio l’estate”. Un titolo perfino controproducente, un atteggiamento crepuscolare, un sentire doloroso il morso dell’assenza dell’amata: e tutto questo in una chiave musicale per nulla scontata, con una cifra jazz che trascendeva i tempi, e ne ha tramandata intatta la grandezza fino ai giorni nostri. Cinquant’anni dopo, questo standard resta uno dei marchi da esportazione più apprezzati della nostra “fabbrica” musicale: il suo sapore sofisticato si avverte ovunque nel mondo, viene suonata con umiltà nei night e nei piano-bar , ma non c’è un grande cantante o strumentista che non l’abbia affrontata con amore e rispetto. Non sorprende, dunque, che Bruno Martino e il suo capolavoro si siano meritati un libro godibilissimo come questo “Odio l’estate” (Donzelli) scritto con competenza, passione e penna felice dalla giornalista musicale Paola De Simone, e arricchito dalla prefazione di uno degli eredi artistici del Nostro, Vinicio Capossela. E’ anche la storia di un autore sottovalutato in vita, come era accaduto a un altro grande, Umberto Bindi. Ed è il racconto di come il romano Bruno, che nel 1943 aveva diciotto anni, si salvò per miracolo dal bombardamento di san Lorenzo, dove abitava: la sua casa fu distrutta, ma lui tornò a casa nel pomeriggio, quando gli aerei americani avevano compiuto la loro devastazione, ma in tempo per vedere Pio XII con le braccia spalancate fra la folla. Martino che entrò subito dopo nell’orchestra della Rai, dove sotto la direzione di Piero Piccioni, figlio del futuro ministro Attilio, ne apprezzerà il tocco pianistico vellutato e “sinceramente” jazz. Nel volume della De Simone compaiono anche le voci di chi ha amato Martino, scomparso dieci anni fa: la moglie Fiorelisa, gli amici, musicisti come Sergio Cammariere, Jimmy Fontana, Fabrizio Bosso. E ogni nota, ogni parola, regalano altri colori alle nuvole invernali, come “bluesy”, immaginate dalla musica del Maestro.