Recensione
Angelo Paura, www.city.it, 28/10/2010

Abusivismo, Italia anomalia d'Europa

Il suo libro si apre con una frase che a tratti sembra assurda: in tutti i paesi d’Europa a eccezione del nostro il concetto di abusivismo edilizio è sconosciuto. Sembra quasi impossibile e invece? Penso subito alla Spagna, al Portogallo, alla Grecia...

Non ci sono dubbi, l’abusivismo edilizio è solo italiano. Siamo l’anomalia d’Europa. Nei Paesi del Nord è impossibile trovare questo fenomeno, non lo fanno, è una questione di cultura. In Spagna e Portogallo qualcuno ci prova, ma a differenza del nostro Paese, le Stato interviene facendo abbattere all’istante le costruzioni: di condoni se ne vedono pochi.

E quando inizia la storia dell’abusivismo italiano?

Con il fascismo. La destra storica aveva ampliato le città, erano nate le prime fabbriche, erano stati costruiti interi quartieri popolari. Poi il fascismo, nascondendosi dietro concetti come rigore e rispetto delle regole, per primo crea la giungla in cui stiamo vivendo. A Roma vengono edificate (abusivamente) intere borgate, tutte senza rispettare il piano regolatore. Si parla di 2.400 ettari.

In quegli anni si parla anche di “abusivismo naturale”?

Sì proprio nel 1931: di fatto con questo termine si giustifica la costruzione senza regole. Per la prima volta è la proprietà che dice allo Stato cosa fare e non viceversa. Diciamo che si fa finta di non vedere. E al posto di risolvere il problema si lascia tutto senza regole.

Poi arrivano i condoni...

Ricordiamo però che l’Italia dal dopoguerra fino agli anni ’80 era un paese molto povero: forte immigrazione dalla campagna alla città, tanti abusivi e tanti edili. Anche qui al posto di costruire case popolari e controllare la crescita delle città i governi hanno lasciato correre. Poi nel 1985, con il primo condono, ne hanno preso atto. Qui si poteva chiudere: fare regole ferree.

E invece?

Nulla, ancora una volta si è fatto finta di niente. A Parigi, ad esempio, negli anni ’20 era successa la stessa cosa: poi con tre leggi tutto è stato riportato alla normalità. E chi costruisce al di fuori delle regole perde la casa. Gli viene abbattuta.

L’abusivismo è un fenomeno del Sud?

Certo. Da Roma in giù si è costruita qualunque cosa, ovunque. Aree archeologiche, zone soggette a terremoti, vicine a vulcani, in terreni a rischio frane. Si pensi alla Calabria: interi paesi si sono espansi laddove non si poteva. Al Nord è diverso: costruzioni da zero se ne vedono poche, al massimo si fanno modifiche, si cambia l’uso, si fanno diventare abitabili garage. Nulla rispetto al resto d’Italia.

Ma anche dove non si costruiscono case abusive sembra che il territorio venga distrutto e consumato senza nessun criterio...

Abbiamo perso il senso della bellezza. Le amministrazioni hanno permesso di scaricare sul Paese una valanga di cemento. Non solo, perché il mattone in Italia è uno dei pochi settori in cui si continua a investire. Si costruiscono case, i capitali esteri vengono impiegati per costruire. Poi ci sono milioni di case vuote nei centri delle città. Chi ha miliardi li investe in edifici nuovi, capannoni, che devastano le campagne e magari non saranno mai usati da nessuno.

Nel suo libro sostiene anche che ogni giorno per 62 anni sono state costruite 20 case abusive. Un dato significativo...

Anche se adesso il numero sta calando (molto poco però) per 60 anni è andata così. Case su case. Tanto nessuno riuscirà mai ad abbatterle. In Italia si abbattono solo le abitazioni abusive dei rom, per le altre si fanno condoni.

E quelli non si fermano mai...

No, purtroppo. Il governo Prodi non fa certo meglio di quello Berlusconi (che ha fatto ben due condoni, ndr): anzi quando Legambiente propose di rendere automatica la demolizione e l’esproprio del terreno, nessuno mosse un dito.

Poi si arriva all’era Bertolaso...

E dunque all’epoca delle costruzioni in deroga. Prima il Giubileo del 2000, poi i Campionati del mondo di nuoto del 2009. Si costruisce senza rispettare le regole. Questo può essere accettabile per un’opera pubblica, per una strada. Non, come si è fatto nel 2009, per opere private. Un anno fa si costruirono piscine private senza far riferimento al piano regolatore. Lo stesso Salaria sport village (che è privato) è stato costruito in questo modo.

Ma ci sono esempi positivi?

Anche se sono ancora esperienze piccole ci sono. Si pensi a Cassinetta di Lugagnano. Questo paese a sud di Milano, insieme ad altri pochi in Italia, ha deciso di porre fine allo sfruttamento del territorio. Così per fermare l’urbanizzazione selvaggia che si mangia 100mila ettari di terreno all’anno è a crescita zero. Non si costruisce, ma si recupera quello che c’è.

Speranze per il futuro?

L’unica medicina è fermare il consumo del territorio e fare leggi che chiudano per sempre con l’abusivismo.