Recensione
Elisabetta Bolondi, www.sololibri.net, 26/10/2010

Il lusso ritrovato

La parola “glamour” è usata in maniera così diffusa e vaga al giorno d’oggi, che potremmo dedurre che abbia perso forza e significato. Eppure mantiene il suo potere di suggestione , il legame con i sogni del passato, un’intera storia di rimandi e di desideri”: questa citazione dal libro della storica inglese Carol Dyhouse, intitolato appunto “Glamour”, sintetizza in modo esemplare il contenuto di questo lungo, interessante saggio che racconta in forma quasi da romanzo, la storia di mode, stili di vita, oggetti, cosmetici, abiti, acconciature, accessori, modelli comunicativi che tutti insieme hanno contribuito a creare donne che sono ormai icone consacrate e hanno lasciato tracce indelebili lungo tutto il secolo scorso.

Il libro si occupa in parte preponderante del mondo anglosassone, e mette a confronto continuamente i modelli inglesi, più sobri e contenuti, con lo sfarzo delle immagini hollywoodiane. Ne risulta un viaggio straordinario attraverso il Novecento, a partire dalle stravaganti esibizioni delle dive del teatro e del music hall, tipo Sarah Bernhardt, fasciata di seta, pizzo e cincillà per giungere a dive arcinote per un look inimitabile, come Greta Garbo che si aggira con pellicce preziose che spazzano il pavimento nel film Grand Hotel, o Marlene Dietrich, che nel celebre “Venere bionda”(1932) esibisce una pelliccia preziosissima per incrementarne il mercato, in depressione dopo il crollo di Wall Street. Lo star system americano negli anni cinquanta contribuisce a far crescere il gusto del lusso trasgressivo, dando lo spunto a stilisti, pellicciai, profumieri, parrucchieri, truccatori di creare immagini e atteggiamenti che attraverso il cinema e la stampa si affermano sempre di più anche in ambienti più modesti. La Dyhouse studia proprio i cambiamenti del costume presso le operaie inglesi dopo la seconda guerra mondiale: prodotti per l’igiene personale, cosmetici, profumi, biancheria intima, calze diventano generi non più solo di lusso per poche ma alla portata di donne comuni che possono acquistarli nei grandi magazzini. Dal lusso della mitica Lady Norah Docker che possedeva una Daimler foderata di coccodrillo, ai rossetti e agli smalti Revlon, alla portata delle commesse e delle operaie inglesi, il glamour passa da una fase solo elitaria alla diffusione su scala planetaria. Attraverso l’analisi delle immagini di donne famose, diverse per stile ma tutte protagoniste del glamour, quali Grace Kelly, Marylin Monroe, Ava Gardner, Rita Hayworth, Joan Collins, Brigitte Bardot, Audrey Hepburn e in misura minore ma non meno significativa le nostre Sofia Loren, Gina Lollobrigida, Mangano e Cardinale, l’autrice ci consegna una storia della diffusione di un modello di femminilità esibita con il gusto dell’apparire su un palcoscenico quale che sia, fino a giungere alla rivoluzione del ‘68, quando i canoni del lusso sembrano essere soppressi in nome di una nuova visione della donna: mentre la questione giovanile saliva alla ribalta dei media, ecco apparire su riviste e pubblicità la ragazza dal corpo adolescente: Twiggy, Jean Shrimpton sono le nuove modelle, magrissime e molto giovani. Minigonne, gioielli di plastica, capelli squadrati, oggetti infantili, occhi sognanti, orsacchiotti e profumi da bambine intriganti. Le nuove Lolite mandano in soffitta pellicce e lustrini, sposano le idee femministe di Betty Friedan, Germaine Greer, Erica Jong. Il glamour, diverso e di nuovo trasgressivo, ritorna negli anni ’80 e ’90 con Madonna che indossa costumi da scena connotati da un forte messaggio erotico, e la principessa del Galles Lady Diana, presto divenuta la super icona inglese per anni, in una continua sfilata di lussuosi abiti da sera e caschetti di capelli biondi e imitatissimi fino alla sua morte e ai funerali-spettacolo che coinvolsero emotivamente l’intero Regno Unito.

Un libro pieno di citazioni, ricostruzioni, personaggi, profumi, abiti, gioielli, aneddoti che si legge con curiosità e con gusto. La storia del 900 è anche e soprattutto una storia materiale di gesti quotidiani di milioni di donne che si vestono, svestono, truccano, pettinano, si comportano , imitano, scelgono secondo modelli creati da altri, che la Dyhouse ricostruisce con uno studio serio, approfondito, ma anche leggero e coinvolgente. Le fotografie che corredano il volume sono poche ma tutte fortemente simboliche e molto significative. La copertina riproduce un manifesto pubblicitario della celebre casa si cosmetici Helena Rubinstein, che riassume con efficacia la freschezza con cui lo spirito del libro è stato concepito.