Recensione
Redazione, Ansa Roma, 15/10/2010

Boqala, rito di poesia e divinazione

La padrona di casa porta un boccale (boqala, in arabo) colmo dell'acqua raccolta in sette sorgenti o sette fontane. Dentro il boccale le altre donne - nessun uomo può essere presente - lasciano cadere un oggetto prezioso, sia per il valore materiale , che per quello sentimentale. La più anziana delle partecipanti prende il boccale e lo fa girare, per sette volte, sotto un braciere nel quale si sta consumando l'incenso. Poi a ciascuna delle donne presenti viene chiesto di pensare alla persona cara che più le sta dando preoccupazione o dolore, e quindi, di recitare una breve poesia, quattro-cinque versi al massimo. Poesia che prende il nome di Boqala, così come si chiama tutto questo rito che sta a metà tra la divinazione e la composizione che le donne arabe celebrano un po' ovunque. La boqala è una poesia affascinante perchè legata all'universo femminile, che nel mondo arabo accentua alcuni degli aspetti peculairi legati alla condizione di solitudine nella quale la donna si sente spesso relegata. "Boqala" si intitola un bellissimo volumetto pubblicato da Donzelli a cura di Mohammed Kacimi e illustrato splendidamente ( è il meno che si possa dire: ogni pagina è una piccola e delicata opera d'arte), da Rachid Koraichi ambedue algerini di nascita e trasferiti da tempo a Parigi. Queste brevissime poesia racchiudono , in poche parole, in pochissime righe, i timori, le paure, le speranze, le raccomandazioni che donne fanno a donne e che sono, insieme, il frutto dell'eperienza e la voglia di renderne partecipi anche altre..........

Versi forse ingenui, lontani dalla realtà frenetica dell'Occidente, dove ciascuno si ritrova a doversi confrontare da solo con tutto e tutti. Poesie dolissime, perchè frutto di un momento che mai si potrà ripetere; sgorgato da una notte trascorsa a inseguire la magia del numero sette, moltiplicato e replicato per creare un cerchio di sogni e di speranze, nel quale cercare la chiave per interpretare il proprio futuro.