Recensione
Paolo Brogi, Corriere della Sera, 10/10/2010

Grete, dall'amore per Kafka ad Auschwiz passando per un campo del Duce in Ciociaria

La chiamavano la «signorina Grete», era una delle donne legate a Franz Kafka, prima di morire per mano nazista ha passato un lungo periodo da «ebrea internata» in un paesino della Ciociaria, San Donato Val di Comino: confinata dal 12 agosto del 1940 al 6 aprile del 1944. Poi la bella Grete, la berlinese Margarete Block, che all' epoca aveva superato la cinquantina, fu portata a Regina Coeli e quattro giorni dopo trasferita al campo di smistamento di Fossoli. Destinazione finale, il 16 maggio, Auschwitz. Un paesino ciociaro, San Donato Val di Comino. E la storia, tragica, di sedici ebrei internati lì per quattro anni e poi falciati, salvo poche eccezioni, nei campi di sterminio tedeschi. Una vicenda dimenticata, come tante altre dei luoghi di dolore in cui il fascismo segregò in Italia ebrei, sloveni, zingari, antifascisti. E che ora, grazie a un' insegnante cocciuta e testarda al punto da trasformarsi in abile ricercatrice storica, riemerge dagli archivi. È la storia raccontata da Anna Pizzuti in «Vite di carta, storie di ebrei e di internati dal fascismo» (Donzelli Editore). «San Donato Val di Comino è un piccolo bel paese, dal clima mite, tanto che molte famiglie vi vengono in ferie. L' aria è ottima e dalla zona, dal castello si gode una bellissima vista». È così che Mordko Tenenbaum, venuto in Italia dalla Polonia nel 1931 per laurearsi in medicina e poi divenuto medico, ricordava il paese del frusinate in cui arrivò da «internato» nell' ottobre del 1940 per risiedervi come ebreo e come straniero da tenere sotto controllo. Già, le leggi razziali. Mordko con la moglie Ursula Steinitz e la figlia Katrin si sarebbe poi salvato, riparando a Roma nell' aprile del ' 44. Uno dei pochi sfuggiti allo sterminio. Finiti invece nel tritacarne dei lager tedeschi quasi tutti gli altri «internati» che man mano avevano popolato il paesino della Val di Comino. Anna Pizzuti ne ha ricostruito con grande scrupolo le storie di sofferenza e morte. E cosi ha consegnato anche San Donato alla ragnatela dell' orrore, inserendolo nel cerchio di quelle centinaia di luoghi di detenzione che prendono il tristo nome di «Campi del Duce». Eccoli i volti che riemergono da quel passato sconosciuto. Oswald Adler, viennese, era uno degli ebrei che avevano tentato di raggiungere dall' Austria la Palestina. Bloccato a Bengasi, in Libia, era stato riportato prima a Napoli per essere associato al carcere di Poggioreale e poi trasferito nel campo di Ferramonti di Tarsia (Cosenza). Il 31 marzo del 1942 era stato spostato come «internato» a San Donato, ma il 6 aprile di due anni dopo l' avevano spedito nel carcere romano di Regina Coeli. Deportato in Germania, attraverso il campo di smistamento di Fossoli, Adler è morto nel campo di Flossenburg il 4 marzo del ' 45. Anche Ignatz Grosz aveva tentato di raggiungere la Palestina discendendo il Danubio, ritrovandosi poi in un tunnel di luoghi di detenzione e morte analogo: Rodi, Ferramonti, San Donato Val di Comino, Regina Coeli a Roma, Buchenwald dove muore il I dicembre del ' 44. Il bel libro di Anna Pizzuti tocca queste vite spazzate via in un impasto di fascismo alla buona, paesani perlopiù amici degli internati, burocrazia di ordinaria quotidianità totalitaria, poi brusco giro di boa e sterminio. E così dalla Val di Comino molti altri finiscono poi ad Auschwitz, per morirvi oppure per scomparire in qualche altro luogo ignoto. Come l' ungherese Samuel Stein, figlia dell' ebreo polacco Enrico Levi, Noemi, che muore il 4 maggio del ' 44. Stessa sorte per Italo Levi e per l' ungherese Gabriella Kazar, per le viennesi Edith Kreiner ed Edith Landesbeerger, per le tedesche Margarete Berger, Henriette Bettman e Margarete Bloch. Già Margarete Bloch, la donna che compare nelle «Lettere a Felice» e che forse aveva avuto un figlio da Franz Kafka, un bimbo morto all' età di sette anni. Il resto della vita di Grete, brillante donna berlinese, sarebbe stato relegato poi in un paesetto della Ciociaria con un finale di morte decretato dalla macchina nazifascista.