Recensione
Furio Colombo, Il Fatto Quotidiano, 26/10/2010

Adele e il puzzle della memoria

Mi é venuto in mente, leggendo il nuovo libro di Adele Cambria, lo splendido titolo di Volponi, "Memoriale", che vuol dire memoria collettiva,percorso di qualcuno che non si dà pace perché deve trovare qualcosa. E quella ricerca si fa così intensa- a momenti affannosa, mai interrotta- che ogni incontro diventa confronto, e dà luogo a un legame o a una disputa ma non può fermarsi perché vede altro, trova altro,ricorda altro.

Adele Cambria, nel suo "Nove dimissioni e mezzo", evoca e ricorda. Come nelle buone conversazioni borghesi sembra casuale l'apparizione di Sartre tra le pagine. lo sporgersi tra la folla delle persone ricordate, di Pasolini o Moravia o Pannunzio. Però lo schema é rigoroso. Ma lo é,appunto,come nel "Memoriale" di Volponi. La connessione e la ricostruzione dei fatti é nitida e implacabile, come se ci fossero lì davanti le pezze d'appoggio. Raccontare diventa necessità. Eppure niente spegne la grazia della conversazione, che conosce divagazioni e soste, ma solo al modo con cui i buoni attori sanno dosare la voce. E la abbassano nei momenti intensi. Qui può essere la prima notte della guerra in Iraq o lo scontro tra festa e rivoluzione in una sera degli anni Sessanta.....E il fatto che la lettura scorra via come un pattinaggio non dia l'illusione dickensiana della donna bambina....Non so dire se questa sia una autobiografia. Piuttosto é un murale, alla Orozco, alla Diego Rivera...Infatti questa è una vicenda collettiva. Ecco perchè l'autrice non entra mai davvero in scena. C'è già mentre comincia la storia....Lei c'é ma si mette accanto..."

Ecco,questa lettura che,a sorpresa, Furio Colombo fa del mio libro, vale la pena di averla nel testo integrale.

In quanto a me, gli sono specialmente grata perché, come gli ho scritto poco fa, ero disposta ad accogliere-o forse la parola giusta sarebbe "rassegnata" -a subire l'accusa di "narcisismo", non appena il libro fosse stato pubblicato e letto...Furio da questa accusa mi ha, autorevolmente, sollevato ,osservando:"Lei c'è, ma si mette accanto.Persino quando il suo esserci cambiava i fatti."

Lo so che quello che sto facendo, cioè mettere su Facebook un testo così lusinghiero per me, é certamente una scelta "narcisa".Ma é Furio-che mi conosce da decenni anche se "da lontano"-a ribadire,come avete letto, che, nelle pagine di 'Nove dimissioni e mezzo', "niente spegne la grazia della conversazione..."