Recensione
Andrea Bonazzi, Weirdletter, 13/07/2010

Una nuova edizione

Ritorna nelle librerie La tana del serpente bianco di Bram Stoker, in una nuova edizione a copertina rigida proposta da Donzelli Editore per la traduzione di Nello Giugliano.

Quando l’australiano di belle speranze Adam Salton sbarca tra le brume del Derbyshire, ad accoglierlo non trova soltanto il vecchio prozio inglese. Costui l’ha in effetti calorosamente sollecitato a raggiungerlo per farne il suo erede, essendo Adam l’ultimo rampollo della casata. Sin dal suo arrivo, il giovane percepisce la presenza di qualcosa di oscuro e perverso che si annida nei paraggi, e l’inquietudine non fa che crescere al primo incontro coi vicini: l’algida e sensuale Lady Arabella March, proprietaria di una sinistra dimora nel Boschetto di Diana, e Sir Edgar Caswall, erede della tenuta confinante, follemente dedito ai propri esperimenti ipnotici e seguito perennemente da un’ombra, l’enigmatico servitore africano Ulanga.

In un crescendo di mistero e orrore, Adam si ritrova irretito in una fitta trama di enigmi: la proprietà infestata da serpenti, l’uccisione della mangusta acquistata per debellarli, il ritrovamento di una bambina priva di sensi con uno strano morso al collo. Finché un giorno assiste al macabro assassinio di Ulanga, trascinato in un antro sotterraneo da cui non farà più ritorno. Da quel momento, grazie all’aiuto dell’amico e appassionato di storia Sir Nathaniel, Adam decide di scoprire il segreto che Arabella nasconde nella sua magione.

Anche per questo romanzo lo scrittore irlandese attinge a una vecchia leggenda popolare, quella del serpente di Lambton, villaggio nel Nord-est dell’Inghilterra, all’origine di uno sconfinato repertorio folklorico. Ma è tutta un’epoca, con il suo gusto per l’esotico e al contempo la diffidenza, se non il rifiuto, per il “selvaggio”, con la curiosità e lo stupore per le scoperte scientifiche e con un’irresistibile attrazione per i poteri paranormali, a entrare di forza nella narrazione dando alla scrittura quell'originale vitalità che ne costituisce la principale ricchezza.

Non il più significativo fra i suoi lavori, né certamente uno dei meglio riusciti in un intrico di trame e immagini che sfiorano il racconto onirico a sfavore d’una più logica coesione, il romanzo di Stoker è alla sua quarta versione italiana, già apparso come La tana del verme bianco in Horror Story 11 (Garden Editoriale, 1992), quindi presso Fanucci (1994) e Mondadori (1995).

Sull’onda di successo del Dracula, The Lair of the White Worm – ovvero The Garden of Evil – veniva pubblicato nel 1911 a Londra in una sontuosa edizione illustrata dalle tavole a colori di Pamela Colman Smith, purtroppo mai riprodotte in alcuna delle nostre traduzioni. Una seconda edizione, largamente rimaneggiata e d’un centinaio di pagine più breve, apparve nel 1925 ridotta a 28 capitoli rispetto ai 40 originari lasciando l’opera, a detta di più d’un critico, con un finale eccessivamente brusco e inconsistente.

Il regista inglese Ken Russell ne trarrà un curioso film nel 1988, calcando i toni del grottesco in un giocoso e colorito eccesso.

Nonostante l’alta fascia di prezzo del volume, rincresce constatare come anche Donzelli, cosa sempre più comune in ogni livello dell’editoria italiana, rinunci a dotare il romanzo di un qualunque apparato introduttivo o critico a supporto, limitandone la presentazione alle sole note editoriali in risvolto di copertina.

I più curiosi potranno confrontarsi col testo di Bram Stoker in lingua originale disponibile presso le pagine del Project Gutemberg, mentre sei illustrazioni dalla prima edizione William Rider and Son (1911) si possono visionare in rete sul sito web dedicato a Pamela Colman Smith.