Recensione
Ilaria Gianfagna, Messaggero Veneto Udine, 20/09/2010

Più artigiani e meno cortigiani

La nostra è un’epoca fatta di cortigiani. Da quarant’anni a questa parte la gente sembra preferire il relax alla fatica. Da qui la singolare contrapposizione posta dall’esperto di politiche del lavoro, Romano Benini, tra l’artigiano , che si impegna, produce e lavora, e il cortigiano, che pensa più al benessere che al dovere. “Tutto il mondo è fatto di contrapposizioni”, ha fatto notare Benini ieri mattina nella ex chiesa di San Francesco, durante l’incontro moderato dal giornalista Mauro Nalato e dal direttore di Confartigianato Udine Gianlucaa Gortani. Benini ha delineato un quadro della situazione pensando soprattutto al mondo del lavoro. Non proprio una visione ottimistica, ma piena di suggerimenti e spunti. “Innanzitutto, prima di avere una risposta sul dibattito politico di oggi, - ha detto – bisogna cercarla nella storia. Tutto si ripete. L’Italia in condizioni difficili ha reagito sempre con lo sviluppo mentre ora non c’è fiducia in se stessi e nel futuro”. Da qui anche l’atteggiamento “conservatore e difensivo” degli italiani che non fanno figli perché pensano solo al presente. “Inconsciamente si sa infatti che i figli avranno un futuro peggiore del nostro”. Le soluzioni non mancano, secondo Benini. “L’Italia dovrebbe cominciare a includere piuttosto che a escludere, e poi dovrebbe tornare a vendere qualità e a investire sulla formazione”. Sul fronte qualità, secondo Benini, l’Italia è il paese dei marchi: “ Tutti vorrebbero vestire italiano e mangiare italiano, ma noi non possiamo continuare a pensare al Made in Italy come a un marchio che ci tutela , dobbiamo preservarlo ed evitare le semplificazioni. Se produciamo all’estero, continuiamo ad arretrare , mentre l’economia globale ci impone la qualità tutta italiana”. Il capitolo della formazione appare ancora più delicato, soprattutto perché riguarda i giovani. “Gli altri paesi in tempi di crisi – ha detto l’esperto – hanno investito su ricerca, formazione, sviluppo. L’Italia no. L’apprendista è stato sostituito dallo stagista, che non necessariamente rimarrà in azienda. Bisogna invece tornare alla mentalità che l’apprendistato può trasformarsi in sbocco professionale”. Non solo il giovane appena diplomato , ma anche il ricercatore ultra specializzato ha difficoltà a trovare lavoro. “In Italia succede che chi è troppo competente può essere disoccupato perché il suo posto è già stato preso da un cortigiano, cioè da chi non ha le sue stesse capacità, ma ha diverse conoscenze”. Complici della situazione anche alcuni atteggiamenti sbagliati. “Dobbiamo favorire – ha concluso Benini – quegli aspetti che in quarant’anni vissuti nel segno dei cortigiani si sono persi, e cioè tempo e fatica, benessere e lavoro.”