Recensione
Roberta Pisa, www.tafter.it, 22/09/2010

Riflessioni intorno all'arte

Tolstoj pubblicò questo saggio, dal titolo “Che cos’è l’arte?”, nel 1897, dopo aver scritto i capolavori che gli valsero l’onore degli allori. L’autore di “Guerra e Pace” si cimenta sulle riflessioni intorno all’arte tentando innanzitutto una comprensione ontologica e profonda dell’oggetto in esame, soffermandosi solo in un secondo momento a delineare l’alta finalità etica e morale dell’esperienza estetica, che dimostrerà poi essere snaturata dalla società moderna, in cui egli stesso con le sue opere si pone. Il saggio si apre con un racconto personale dello scrittore russo, il quale narra di come giunto in ritardo ad uno spettacolo teatrale, per prendere posto in platea, fosse dovuto passare dietro le quinte di scena: la visione del lavoro nascosto al di là del sipario, così distante dallo sfavillio della recita, rappresenterà per Tolstoj una nuova chiave di lettura dell’arte, che gli consentirà di prendere le distanze dalle opinioni consuete circolanti al suo tempo. Con rinnovato sguardo critico si accingerà allora a disvelare il nucleo autentico dell’arte, sgombro dai pregiudizi e dalle chiuse convinzioni dei suoi contemporanei, giungendo ad una chiara conclusione: l’arte si è talmente distanziata dalla realtà che necessita di chiavi di lettura adeguatamente artefatte e condivise per essere compresa. Di qui Tolstoj denuncia la chiusura dell’arte e la sua eccessiva astrattezza, che non le consente contatti con ciò che è tangibile, protesa com’è a ricercare forzatamente lo straordinario e l’inusuale. Giunto a tale conclusione l’autore sceglie di andare ancora più a fondo, ricercando le motivazioni che hanno condotto ad un siffatto stato di cose: l’unica via per comprendere tali cause è ripercorrere l’evoluzione dell’estetica moderna, dalla sua origine con Bumgarten, fino ai contemporanei. L’assunto centrale è comunque che l’arte è condizione essenziale della vita umana, nella sua valenza di ‘possibilità’ e di ‘espressività’, ma soprattutto di comunicazione. Tramite l’arte l’uomo si differenzia dagli animali e crea una collettività che si lascia ammaliare e contagiare. E’ questa la lettura antropologica dell’arte secondo Tolstoj, che si rifà molto al concetto di ‘dionisiaco’. Nel saggio viene dunque denunciata la perdita di questa capacità comunicativa e aggregativa dell’arte, che è viva solo nella sua espressione più ‘popolare’. “Che cos’è l’arte?” è dunque un saggio che, nonostante appartenga al passato, propone riflessioni quanto mai attuali, ma ancor più rappresenta un documento di estremo rilievo per comprendere meglio il pensiero che ha animato uno dei più grandi nomi della letteratura moderna.