Recensione
Mario Ajello, Il Messaggero, 21/09/2010

Il Presidente al Campidoglio, simbolo dell'Urbe unica e universale

"Roma resta a Roma, Rufo mio, e vivi in quella luce». C'osì scriveva Cicerone a un suo amico, nel 50 avanti Cristo. La luce di Roma senpre quella è: l'opposto del buio separatistico prodotto dal Sole delle Alpi, che è stato disegnato da qualche agit-prop del leghisino modello Adro. La luce di Roma è una luce che accoglie e che include. E ieri, nella piazza del C'ampidoglio, ha illuminato il battesimo di una nuova Roma che nasce - la Roma Capitale di tutti, la «communis patria omnium» come la chiamavano i giuristi dell'imperatore Giustiniano - e poi questa luce ha fatto il giro del palazzo senatorio. Per andare a concentrarsi sul volto di Napolitano, appena diventato cittadino onorario dell'Urbe, il quale s'affaccia dal balconcino dello studio del sindaco, a piombo sui Fori Imperiali, e con lo sguardo abbraccia l'intero paesaggio dal Colosseo fino all'arco di Settimio e poi alle antiche pietre che reggono il C'ampidoglio. Ma non ne imprigionano le prospettive future. E infatti «con Roma Capitale - come dirà da li a poco Napolitano - si compie la sfida di una grande modernità».

E' appena andato in scena intanto, su un tappeto rosso e giallo steso sulla piazza e occupato da Alemanno che sta in piedi dritto con aria solenne (anche se ancora gli fa male la gamba operata di recente), il salutofra il sindaco e il presidente. In mezzo alle bandiere tricolori, alsuono dell'inno di Mameli (Alemanno lo canta a voce alta), alle scolaresche che fanno ciao a «nonno Giorgio», alle suorine che vedono in lui il prototipo dello statista laico senza pregiudizi e aperto al dialogo fra le culture e fra le credenze. Questa stretta di mano fra il primo cittadino romano e il nuovo cittadino onorario romano «sarà la prima di una lunga serie - confida Napolitano a chi riesce ad avvicinano prima che imbocchi le scale del palazzo senatorio - in una giornata importante e bellissima». Che comprende anche la cerimonia del 20 settembre alla Breccia di Porta Pia, che ormai è politicamente chiusa ma agli occhi di un laico non fascista come è il Capo dello Stato era stata chiusa da tanto tempo. Almeno da quando il maestro politico (in questo caso non un cattivo maestro,) di Napolitano, Palmiro Togliatti, si battè responsabilmente e con successo, destando scandalo a sinistra, per l'inserimento del Concordato mell'articolo VII della Costituzione. Suoni e Emozioni. In piazza si suona l'Inno. Il sindaco canta. Il presidente s'emoziona . Ma adesso, più del Migliore, c'è il Tessitore. E Napolitano, nel suo discorso al Camnpidoglio, citerà le parole di Cavour datate 1861: «Noi non cesseremo dal dire che l'Italia, giunta a Roma, attuerà il principio della libertà della Chiesa nelle sue forme più larghe».

Non c'è retorica, e c'è molta politica in un giorno così. Quando il presidente va a scrivere sul libro del Comune un piccolo ringraziamento, gli vengono fuori alcune righe che raccontano la nuova modernità dell'Urbe:

«Rendo omaggio a Roma più che mai capitale di uno Stato democratico, che si trasforma restando saldamente Stato nazionale». Parole che dicono tutto, e si saldano in maniera naturale con quelle, applauditissime, che pronuncia Alemanno nell'Aula Giulio Cesare: «Non esiste affatto una Roma ladrona che alcuni s'ostinano a stigmatizzare». Poco dopo pioverà una notizia d'agenzia, contenente la nuova sparata del leghista Borghezio-«Roma ladrona non molla i ministeri. Perchè dobbiamo continuare a mantenerli?».Qui non si sa se ridere o piangere. Quindi si preferisce ignorare.E bearsi leggendo la pubblicazione, sulla «Gazzetta Ufficiale», della legge per Roma Capitale. Che magari poteva essere fatta prima, ma adesso c'è ed evviva. Questa, col sindaco, il presidente, i ministri La Russa, Ronchi, Meloni, Gianni Letta, Renata Polverini, Nicola Zingaretti, gli ex sindaci Rutelli e Veltroni, gli altri politici, i prelati, gli imprenditori e cittadini normali ha tutta l'aria di essere la festa della Quarta Roma - dopo la Roma dei Cesari, la Roma dei Papi, la Roma dei Popoli - che è la Roma della modernità e dell'innovazione, la Roma che ha finalmente uno status giuridico e finanziario più forte e la Roma città-mondo. Basti vedere il toccante maxi-poster che pende sulla piazza dal Palazzo dei Conservatori, raffigura il volto del giovane soldato israeliano ostaggio da anni degli estremisti palestinesi di Amas e vi si legge:

Roma vuole il suo cittadino Shalit libero».La vocazione globale di questa città - «Non si sta a Roma senza un'idea universale», avvertiva a suo tempo lo storico Theodor Mommsen - si concilia perfettamente con il profilo culturale del suo nuovo cittadino onorario. Perchè Napolitano ha sempre avuto una visione non provinciale (viene a sua volta da una città-mondo, Napoli). Ha sempre avuto un approccio internazionale alle questioni politiche anche interne. E vive da sempre e con molto anticipo l'europeismo come dimensione larga di tutta la sua azione:anche quando l'idea comunitaria dell'Europa non era in cima alle preferenze di gran parte della sinistra che le preferiva le vaghezze ideologiche dell'internazionalismo proletario».

Ora la festa èfinita. Napolitano e Alemnanno si abbracciano. Il sole c'è ancora. E alla maniera di Cicerone, verrebbe da dire ai lumbard: « Venite quaggiù , e vivete insieme a noi in questa luce!».