Recensione
Marcella Ciarnelli, L'Unità, 21/09/2010

Napolitano: Roma è l'unica capitale dello Stato unitario

E’ una difesa convinta e consapevole del ruolo di Roma «capitale indiscussa» quella che il presidente della Repubblica pronuncia nell’aula Giulio Cesare in Campidoglio nel giorno storico in cui ricorrono i 140 anni dalla Breccia di Porta Pia, quel 20 settembre 1870 in cui Roma si ricongiunse all’Italia divenuta unita e indipendente. Ma è anche quello in cui Giorgio Napolitano è diventato ufficialmente cittadino della Capitale dopo tanti anni vissuti in questa città, «un riconoscimento che generosamente mi ha portato a far parte di una grande galleria di personalità». Pubblico e privato si mescolano nel discorso del presidente che però non rinuncia all’occasione per lanciare un chiaro monito a chi si crogiola in impossibili sogni separatisti. E’ lontano più che mai da qui il pensiero leghista. «E’ mio doveroso impegno ed assillo che non vengano ombre da nessuna parte sul patrimonio vitale ed indivisibile dell’unità nazionale, di cui è parte integrante il ruolo di Roma capitale. Un ruolo che non può essere negato, contestato o sfilacciato nella prospettiva che si è aperta e sta prendendo corpo di un’evoluzione più marcatamente autonomista e federalista». Parole nette sulla centralità di una città di cui, senza cedere come lui d’altra parte non ha mai fatto «a reazioni più o meno sofisticate di rigetto di una comune eredità», non ha esitato a riconoscerne «la grandezza storica». Ricordando che «per nefaste che siano state le retoriche belliciste e le pretese di potenza innestate nel passato sul culto della romanità, per facili o ambigue che siano divenute le mitizzazioni della storia della città e del suo impero, nulla può giustificare la sottovalutazione della sua impronta incancellabile e del fascino percepibile ovunque». I presidente ha citato, a sostegno delle sue affermazioni, le parole di Camillo Benso di Cavour che nel discorso che poi si rivelò il suo testamento politico definì «un diritto», anzi «un dovere» l’insistere sulla necessità di vedere Roma riunita all’Italia «perché senza Roma capitale d’Italia, l’Italia non si può costituire». Dunque «Roma sola deve essere la capitale perché in essa concorrono tutte le circostanze storiche, intellettuali, morali, che devono determinare le condizioni della capitale di un grande Stato». I ricordi Le parole del piemontese Cavour citate da un napoletano che, nel diventare cittadino romano, ha rivendicato le sue radici ma ha anche voluto rendere omaggio alla città in cui sono nati i suoi figli e i suoi nipoti che ne sono «appassionati», in cui è vissuta la moglie Clio fin da bambina, in cui più di cinquant’anni fa fu celebrato in Campidoglio il suo matrimonio ed in cui c’è Montecitorio che lo accolse giovane deputato, «il Parlamento, la mia prima e più grande casa in questa meravigliosa città» e che tale è rimasta «per decenni». La commozione dei ricordi. L’impegno riconfermato a sostenere un ruolo che non può essere negato e che, anzi, deve essere rafforzato «in seno all’Europa» e nel «contesto di una competizione globale segnata da equilibri del tutto nuovi, più complessi e difficili». L’invito a chi lo ascolta è a «guardare lucidamente a ciò che ci attende» cercando di lavorare tutti insieme ad obbiettivi comuni per il bene della collettività. «In nome del mio attaccamento al ruolo di Roma capitale qual è posto nella storia e nella Costituzione che penso di poter cogliere il senso del riconoscimento che mi è stato generosamente attribuito». Un applauso convinto accogli e queste parole. C’è il sindaco Alemanno che nel suo intervento ha contrastato a brutto muso, bollandole come dissennate, le «invettive politiche che puntano a depotenziare il ruolo di capitale: Roma ladrona non esiste». C’è il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti e la presidente della Regione, Renata Polverini. A loro tocca il compito di lavorare per Roma capitale. L’eccezionalità del giorno è stata segnata anche dalla presenza a Porta Pia c’era anche il Cardinale Tarcisio Bertone