Recensione
Sergio Fortis, La Gazzetta del Mezzogiorno, 16/09/2010

Storie che bisogna raccontare

Ci sono delle storie che bisogna raccontare. Quella di una canzone, per esempio. Una canzone che ha segnato la musica ma anche il costume. Odio l’estate di Paola De Simone (Donzelli editore) ripercorre la carriera di Bruno Martino sul filo di un ritornello indelebile. Estate fu scritta dal «re del Night» insieme all’amico Bruno Brighetti, autore delle parole. Era il 1960 e già la melodia anticipava quelle più avanzate del decennio che entrava. «Estate/ sei calda come i baci che ho perduto/ sei piena di un amore che è passato…»: Bruno Martino sussurrava le parole di quello che sarebbe divenuto «il più famoso standard jazz italiano», come lo definisce un oc chiello sulla bella copertina del libro. Dove trionfa lo splendore giovanile dello stesso Martino, insieme al batterista del suo complesso dell’e poca, l’olandese Ole Jørgensen. I due sono in costume da bagno su uno sfondo marino, a Beirut nei primi anni Sessanta, quando la guerra civile ancora non devastava il Paese dei cedri. Allora il Libano era la Svizzera del Mediterraneo. Un’epoca incontaminata dal degrado successivo. Bruno Martino è morto da dieci anni. Sulle sue condizioni di salute influì non poco il regime di vita del musicista da night club. Interminabili ore sottratte al sonno per accompagnare la penombra del pubblico in cerca di prolungamenti della giornata fra i tavolini dei locali eleganti. Ma ai tempi di Estate, non c’erano piaghe peggiori di qualche ebbrezza alcolica. Ricorda Brighetti: «Per la maggior parte, era un’Italia non viziata e non viziosa, dove nei night si andava prima di tutto perché era piacevole ascoltare la musica, che non era frastuono, poi perché si ballava e si incontravano persone». In Odio l’estate, Paola De Simone ricostruisce con interviste, citazioni e un ottimo corredo fotografico il clima in cui nacque la canzone. A partire da quel testo propone il lato oscuro delle vacanze. In cui possono nascere ma anche finire amori. E il ricordo distrugge l’anima. Anche se Joao Gilberto, riprendendo il brano ed accentuandone l’andamento da bossa nova, tolse dal titolo la parola «odio», lasciando semplicemente «estate».