Recensione
Irene Bignardi, Il Venerdì di Repubblica, 10/09/2010

La breve storia di Marylin, raccontata da lei stessa

“Hollywood è un posto dove ti pagano mille dollari per un bacio e 50 centesimi per la tua anima . Lo so perché ho rifiutato abbastanza spesso la prima proposta e ho resistito davanti a quei cinquanta centesimi”. Mentre sono annunciate prossimamente le sue reincarnazioni cinematografiche (vedi Naomi Watts e dintorni), è arrivata anche in Italia la breve autobiografia di Marylin Monroe che l’attrice “dettò” nel 1954 a uno dei più grandi sceneggiatori di Hollywood, l’autore di Prima pagina, di Scarface e di Notorius, cioè Ben Hecht. Il quale, un bel giorno del 1954, venne contattato dall’agente di Marylin, Charles Feldman, che gli chiese di fare da ghostwriter all’attrice. Hecht passò ore e ore con Marylin, facendosi raccontare la sua difficile (a dir poco) infanzia e i suoi difficili inizi di carriera. Lei parlava, Hecht prendeva appunti e poi rielaborava e scriveva da par suo, raccontando Marylin bambina, Marylin giovane donna, Marylin nelle sale d’attesa, Marylin umiliata da divi e divette, Marylin che rifiuta di vendersi, Marylin e la scoperta dell’amore e del sesso, fino al suo incontro con Joe Di Maggio. E’ troppo abile la voce che esce da questo libretto, “La mia storia” ( con 47 bellissime foto esclusive di Milton H. Greene) , perché non si capisca che l’intervento di Hecht è stato determinante. La sua bravura sta nell’aver trovato una perfetta voce per Marylin – una voce timida e gentile come quella che le conosciamo. Qualcosa tuttavia non funzionò nella loro collaborazione . Hecht raccontò più tardi al suo editor che Marylin non mentiva propriamente, certo spesso inventava. Poi per qualche ragione il libro restò inedito fino al 1974 e uscì con il nome del suo autore solo nel 2000. Ma, che sia Marylin, che sia Hecht, è una lettura toccante. E il colpo al cuore arriva a pagina 93, alla fine dell’ennesimo ricatto sessuale cui Marylin risponde no. Ritorna a casa sulla sua piccola auto, sconvolta, e si dice: “Si, avevo qualcosa di speciale e sapevo cos’era. Ero il tipo di ragazza che trovano morta in una camera da letto con un flacone vuoto di sonniferi in mano”. Forse si inventava le cose. Ma la sua lettura del futuro, da quel lontano 1954, fa venire i brividi