Recensione
Giulio Angioni, L'Indice dei libri del mese, 01/07/2010

Globalizzazione mediatica omologante

L’autrice pone una domanda a fondamento di questo suo libro: che ne è dei ruoli e dei comportamenti dei due sessi o generi nel mondo di oggi? E cerca di dare risposte, almeno per l’Italia, limitando accortamente il campo, accumulando dati, in un tono interrogativo, da osservatrice partecipante, secondo la ricerca etnografica diretta. Una prima risposta allusiva è che oggi le donne sono nude e i maschi sono immaturi, cioè disinvolte le une, imbranati gli altri. E ciò è qualcosa di diverso , e quanto, rispetto a prima? Quale prima? Sempre, con prudenza spazio temporali da antropologa, il terminus a quo è quello precedente il dilagare in Italia della televisione commerciale , ovvero, prima del berlusconismo massmediatico, che è una specificazione italiana di un fenomeno mondiale che l’antropologo Arjun Appadurai farebbe rientrare tra i mediascapes, flussi di omologazione mediatica omologante. Per comprendere ciò che siamo diventati, Sandra Puccini suggerisce il ruolo importante, e quasi inaugurale, dei fiction serials: Dynasty o Dallas di quasi quarant’anni fa , e oggi la pornografia di Melissa P. e simili, con immagini onnipresenti. Lo fa applicandovi la nozione di modelli di comportamento , man mano adottati da milioni di persone: prima le donne, poi gli uomini a rimorchio. Inoltre, come si riassume in quarta di copertina , “In principio ci furono la contestazione, il femminismo e la rivoluzione sessuale: poi vennero la donna oggetto , le scosciate tutte-tette delle tv commerciali, l’imperativo dei giovani belli e disinibiti a tutti i costi , uomini compresi. (…) E che dire degli uomini , sospesi tra il sogno dell’harem e il mito della tenerezza materna?” Puccini è troppo lontana dalla tentazione di darsi ragione delle cose del mondo con la teoria del complotto, tanto che non è tentata nemmeno di far sua , come ipotesi utile, quella di Pasolini della mutazione antropologica. La mutazione è cosa troppo ovvia per un antropologo, che semmai ha come problema proprio la pluralità fluida e la mutazione perenne dei modi di vivere, e la necessità perenne di produrre beni di sussistenza, regole e senso condivisi. Un problema nuovo è la rapida mondializzazione del mutamento, inaudita, inedita, frana e deriva, dicono in molti, tanto che nemmeno più il maschio con la femmina si capiscono più, semmai si sono capiti. L’essere umano non nasce “imparato” come forse tutti gli alti viventi, ma bisognoso di imparare, di diventare un particolare tipo di individuo: magari con una consapevolezza , un rammarico di aver potuto essere altro, altrove e in altri tempi. Temi esterni di riflessione spesso negati , interdetti, in nome della pretesa che il particolare tipo di umani che si è diventati in un particolare luogo e tempo e società realizzi l’unico possibile ottimale tipo di umani in assoluto. Nella complessità dei modi di essere e di divenire, oggi una causa nuova pare intuibile in tutto il nuovo che meraviglia e preoccupa, che l’autrice passa in rassegna. In una formula: a forza di cercare per millenni il sesso senza riproduzione, dopo i potenti anticoncezionali della seconda metà del Novecento, sono arrivate le nuove tecniche di riproduzione non sessuale, con questo bel ribaltamento: dal sesso senza riproduzione alla riproduzione senza sesso. Ma sono sempre le donne a tenere le fila del gioco.