Recensione
Paolo Bertinetti, La Stampa, 28/08/2010

Perchè Warhol esce ogni sera?

Barbara Lanati, autrice del volume Desiderio e Lontananza, appartiene alla preziosa categoria di studiosi innamorati che fanno innamorare studenti e lettori. La prima parte del libro, “New-York e dintorni”, raccoglie articoli e saggi sulla letteratura americana. In particolare su quegli autori e quei fenomeni culturali e letterari che imparammo a definire cime il regalo “dell’altra America”. Quella che ci piaceva di più, quella della speranza del cambiamento, quella della “poesia beat” che Lanati giustamente battezza “la grande coscienza” , quella di Warhol che doveva “uscire tutte le sere”, quella del Villane Voice e di Dylan, quella, insomma, che preparò e accompagnò la rivoluzione giovanile che negli anni Sessanta del secolo scorso determinò alcune delle più profonde trasformazioni nel costume e nella cultura della società americana ed europea della seconda metà del Novecento. Lanati ci presenta, come si presenta un amico, i più famosi Ginsberg e Ferlinghetti e la meno nota Isabel Miller (autrice “scandalosa” del romanzo Patience and Sarah), i protagonisti sconosciuti e i personaggi centrali di quell’America - e di quella New-York – che, quand’era poco più che ragazza, la travolse con la sua vitalità. Lo fa con competenza e leggerezza di scrittura, quella stessa virtù che ritroviamo nelle pagine dedicate ai classici, a Willa Cather a a Poe, a Stein e ad O’Neill, agli autori del passato che sempre sa riportare al presente , alle ragioni per cui i classici sono nostri contemporanei. Nella seconda parte, “Bloomsbury e dintorni”, l’americanista Lanati si tuffa nella letteratura inglese, a partire da quella Virginia Woolf che certamente è la grande scrittrice modernista del periodo tra le due guerre , l’autrice di Mrs. Dalloway, fondamentale romanzo a cui Lanati dedica uno dei suoi saggi più belli. Ma che era anche la scrittrice che proclamava la necessità di avere “una stanza tutta per sé”, che poneva la sua sensibilità di donna al centro del proprio lavoro letterario. E che quindi era anche, in questo caso soprattutto, la scrittrice che con la sua opera narrativa e il suo lavoro culturale si presentava in piena sintonia con un aspetto decisivo dei fermenti radicali che attraversavano gli Usa di Ginsberg, di Ferlinghetti e, appunto, di Isabel Miller. Ci sono molte altre incursioni nella letteratura inglese, ad esplorare sia i classici più o meno lontani ( da Walpole a Stevenson , che si ritrovano accomunati “nel nome della paura”), sia i contemporanei. Dove è più facile sbagliare; ma Lanati non sbaglia e dedica le sue pagine più dense ad Angela Carter e a Ian McEwan , i due maggiori talenti inglesi affermatisi nell’ultimo Novecento. Poi però, dopo le esplorazioni inglesi, nelle ultime dieci pagine ritorna a casa, la sua vera casa del cuore, là dove era partita all’inizio del libro, all’America degli studenti che per un paio d’anni sognarono di cambiare l’America.