Recensione
Franco Zanetti, Rochol.it, 28/07/2010

Libri su canzoni

La serie “Canzoni” della collana “le Virgole” di Donzelli è difficilmente definibile. In essa sono state pubblicate finora nove opere, questa inclusa, ognuna delle quali intitolata a una celebre canzone italiana o internazionale. Ovvio che non sia facile scrivere un intero libro su una canzone, ovvio che siano state scelte canzoni in qualche maniera simboliche (“O' sole mio” e “Rock around the clock”, “Nel blu dipinto di blu” e “Yesterday”) per poter allargare il campo d'azione e aumentare il numero delle pagine, ovvio anche, però, che i risultati siano stati discontinui: e per via delle diverse cifre stilistiche e per via della mancanza di uno schema predefinito nel quale collocare i risultati del lavoro degli autori. Evidentemente il coordinatore della serie, il collega Dario Salvatori, lascia ai suoi collaboratori le briglie lasche: una scelta che non condivido ma rispetto. Nella serie “Canzoni” esce ora questo debutto da solista di Paola De Simone, già collaboratrice di Rockol e in passato coautrice con Salvatori di un libro sul mito di Che Guevara nella musica. De Simone non si è scelta un compito facile: la “sua” canzone è “Odio l'estate” di Bruno Martino, certamente non una hit popolare – benché sia diventata nel tempo non solo un evergreen ma anche, come enuncia il sottotitolo, “il più famoso standard jazz italiano”. E ha sicuramente lavorato con passione e dedizione, rintracciando importanti testimoni (il coautore della canzone, Bruno Brighetti, residente da decenni in Africa; la seconda moglie di Martino, Fiorelisa), ascoltandone altri (Jimmy Fontana, primo a incidere il brano, e Renato Sellani, pianista jazz e amico di Bruno), e in generale ricostruendo ampiamente la genesi e la vita del brano. A proposito delle testimonianze contenute nel libro, che – per i gusti miei personali, da appassionato di storia della canzone italiana – ne costituiscono la parte migliore, appare inspiegabile la scelta di trattare le due più significative in forma di memoriale-monologo: una decisione che ne rende meno agevole la lettura e impedisce all'autrice di seguire un filo logico di indagine. Indagine che avrebbe potuto allargarsi ad altre persone: ma – scelta di De Simone o capestro del tempo a disposizione che sia – si è ristretta ai nomi citati (ai quali vanno aggiunti Fabrizio Bosso e Sergio Cammariere, interpreti di una recente versione di “Estate”). Il libro è però impreziosito da una sontuosa prefazione di Vinicio Capossela (macchiata, ahimé, da uno dei pochissimi refusi del libro: a pagina IX, “si scherniva” anziché “si schermiva”; un altro è a pagina 29, “entreneuse” anziché il corretto “entraîneuse”). Meno felici, rispetto alle interviste, sono i capitoli di raccordo storico: il passo stilistico si fa a volte faticoso, certe sezioni sono pletoriche e ampiamente derivative (“Night club, un'Italia fa”), altre inspiegabilmente lacunose (la biografia professionale di Bruno Martino, dettagliatissima fino al 1961, poi salta di netto vent'anni, riprende dal 1979, salta di nuovo al 1993 e poi all'anno della morte, il 2000), altre ancora poco convincenti (“Le altre estati di Bruno Martino”: bene l'analisi, che corrisponde al titolo, delle altre canzoni di Martino sul tema della stagione delle vacanze, confuso e poco documentato il corredo di informazioni relativo ai “tormentoni” estivi: Gianni Pettenati non appartiene all'ambito della canzone estiva, e “Bandiera gialla” fu un successo invernale – entrò in classifica il 14 dicembre; Riccardo Del Turco nemmeno – è vero che il suo maggior successo è stato “Luglio”, ma è l'unica sua canzone nota di ambientazione balneare; e ci si chiede come si possa non citare, sul tema, “L'estate sta finendo” dei Righeira, che ha decise assonanze tematiche con “Odio l'estate”). Qualche verifica in più non sarebbe guastata: a pagina 48, a proposito del Sanremo 1961, si scrive “si contarono 41 artisti noti e 25 debuttanti” (io ho contato complessivamente 42 cantanti in gara per 24 canzoni, considerando la doppia esecuzione e il fatto che alcuni cantanti cantavano due brani); a pagina 49 si scrive di “Osservatorio romano” anziché di “Osservatore Romano”. E un editor attento si sarebbe reso conto che a pagina 15 si scrive della necessità di “accontentare la richiesta dell'editore romano” senza che di questa richiesta e di questo editore si sia mai letto in precedenza (se ne leggerà ben più tardi, a pagina 69). E se gli apparati in appendice sono ricchi e completi, suscita perplessità la foto di copertina – o almeno la decisione di non “tagliarne” il biondo batterista che vi affianca il protagonista del libro – e ancor più perplessità suscita la scelta di non parlare di un argomento invece assai interessante, “i dissimulati diritti d'autore”: se ne accenna due volte, sempre per dire che si preferisce non scriverne. Nel complesso, tuttavia, mi sento di invitarvi alla lettura del libro: forse non vi convincerete che “(Odio) l'estate” sia “una delle migliori canzoni della storia musicale mondiale” (asserzione dell'autrice un po' enfatica) ma vi verrà sicuramente voglia di andarla a (ri)ascoltare.