Recensione
Adriano Sofri, Il Foglio Quotidiano, 15/06/2010

Piccola Posta

I giornali di Lotta continua furono diretti a turno da una decina di giornalisti iscritti all’albo, che, senza condividerne i contenuti – e spesso avversandoli – prestarono il loro nome in omaggio alla libertà di stampa, ciò che comunque costò loro denunce, processi e penali varie. All’uscita del quotidiano, nell’aprile del 1972, fu Adele Cambria a dare la propria firma, e per questo venne denunciata e processata per direttissima all’indomani dell’omicidio di Luigi Calabresi. Il mio commento anonimo sul giornale l’aveva fatta imputare per apologia di reato. Adele aveva avuto una simpatia per noi al tempo della rivolta cosiddetta di Reggio Calabria, la sua città di origine, e le pagine che oggi dedica a quel moto popolare sono una sentita e fedele obiezione ai luoghi comuni in cui fu presto sepolto, e con esso una svolta nella questione italiana da tramutare in questione settentrionale e va’ pensiero. Adele Cambria ha pubblicato ora una storia della sua vita e della sua professione, per Donzelli, dal titolo “Nove dimissioni e mezzo”: che ricorda il film eccitato , ma qui fuori luogo , e però anche un personaggio come Oreste del Buono, dal leggendario record di dimissioni, e più alla lontana i record biografici di Sandro Pertini, “sei condanne, due evasioni”. Il sottotitolo dice: “ Le guerre quotidiane di una giornalista ribelle”, e a ragione Adele viene presentata accanto a Oriana Fallaci e a Camilla Cederna come una pioniera del giornalismo di donne in Italia. E’ un libro molto bello, così pieno di incontri e ambienti diversi da far rivedere, a quelli della mia età, una buona parte del paese e del mondo in cui sono vissuti senza accorgersene , o vedendone un altro lato. C’è una scena del 1964 , a Venezia, Pasolini ( nei cui film Adele ha figurato, a partire dalla moglie di Accattone) intervista Cederna, Fallaci e lei per i “Comizi d’amore”. Nel film Pasolini, dopo aver chiesto a delle operaie milanesi quanto guadagnano, commenta che “le ragazze oneste in Italia non sanno motivare perché continuano a essere oneste”. E Camilla Cederna obietta: “Fanno bene a non prostituirsi, per qualsiasi motivo facciano questa scelta”. Rivisto oggi il film, Adele constata che non c’è un solo maschio proletario, fra i tanti interpellati da Pasolini, che non proclami irrinunciabile la verginità della ragazza da sposare. Verginità a parte, a una che sia ragazza ora, e legga Adele, verranno magari delle idee sul modo di avere a che fare con i colloqui di lavoro e con la privata conversazione. Aspirerà a trovare lavori e a lasciarli, e si farà delle buone ragioni per scegliere le cose che vale la pena di fare, e quelle che vale la pena di non fare.