Recensione
Elisabetta Bolondi, www.sololibri.net, 19/08/2010

Un saggio leggero come una stagione estiva sul mare

Bruno Martino e il più damoso standard jazz italiano - Un saggio leggero come una stagione estiva sul mare, ma non per questo meno documentato e attento nella minuziosa ricostruzione di anni in cui l’Italia ha vissuto un’epoca di spensieratezza, che nascondeva, però, i germi di una malinconia di cui si era fatto interprete il cantante-pianista-musicista jazz Bruno Martino, autore di una canzone, Odio l’estate, diventata quasi per caso una canzone cult.

Riletta e reinterpretata da grandi cantanti provenienti da ogni parte del mondo, la canzone, con il titolo abbreviato "Estate", fa parte di un repertorio classico e riscuote grande successo ad ogni sua nuova edizione. L’autrice del libro, Paola De Simone, ha ricercato e studiato il fenomeno che ha portato l’Italia del boom economico, della Dolce Vita, dei Night Club sparsi per tutte le principali città della penisola a sfornare tanta musica che uscita dal chiuso dei piccoli locali d’elite, dove si esibivano Bruno Martino, Fred Bongusto, Peppino di Capri, diventerà la musica urlata dai juke-box, dalle migliaia di 45 giri che finalmente gli italiani potevano comprare andando a trascorrere una vacanza al mare. La De Simone ci spiega con accuratezza la differenza tra le canzoni balneari del disimpegno (Pinne, fucile, luglio, granelli di sabbia e via elencando) e la professionalità di un personaggio come Bruno Martino, pianista, cantante, compositore, titolare di un’orchestra che si era esibita con grande successo in nord Europa prima di raggiungere in Italia la popolarità legata a canzoni facili ed orecchiabili.

Ho ancora nelle orecchie canzoni come Nel 2000 e Dracula che-cha-cha, ascoltate con il mangiadischi mentre con le amiche provavamo i passi del nuovo ballo che spopolò in quegli anni, il cha-cha-cha, appunto. Nei locali notturni frequentati da persone facoltose si faceva musica per tutta la notte, alternando repertori diversi: jazz, bossa nova, canzone confidenziale, consentendo al pubblico selezionato di ascoltare musica dal vivo sempre diversa, di avere a disposizione, al prezzo di un ingresso e di una consumazione, orchestre di grande valore e cantanti eccezionali. Alla Bussola di Viareggio spopolava Mina, oltre ad ospiti italiani e stranieri di grande livello.

Il ritratto di Bruno Martino, autore della canzone che dà il titolo al libro, campeggia nel racconto dell’autrice, che ricorre alla ricostruzione della personalità del musicista mai abbastanza apprezzato ai ricordi della moglie e dei suoi più stretti amici e collaboratori. Un libro interessante, di gradevolissima lettura, dedicato agli specialisti della musica ma anche a chi ha vissuto semplicemente quegli anni, che, nel ricordo, appaiono mitici mentre, come sottolinea la De Simone, furono un periodo ricco di suggestioni che preparavano l’avvento di una fase di musica più superficiale, meno accurata, meno elegante. L’arrivo delle grandi discoteche all’aperto, la musica assordante e monocorde metteranno in disparte compositori, parolieri, musicisti che giocoforza dovranno farsi da parte. Il revival che oggi sembra godere la musica leggera d’autore, penso a Umberto Bindi, Lelio Luttazzi, Luigi Tenco, Gino Paoli, forse aiuterà, come auspica la De Simone, ad un vero riconoscimento postumo dell’autore di "Estate".