Recensione
Gabriella Macucci, Liberal, 29/07/2010

Adele Cambria racconta Adele Cambria

I figli, l’amore, i flirt, il femminismo,ma soprattutto un’incontenibile passione per la scrittura e per “l’adrenalina della notizia”. In una parola per il giornalismo. Adele Cambria ha pubblicato un bel libro autobiografico che racconta anche un pezzo di storia culturale , politica, di costume dell’Italia. Lo ha fatto con la verve della giornalista di vaglia, capace di informare e di divertire, con ironia e autoironia. “Nove dimissioni e mezzo”, edito Donzelli, è una storia nella Storia. E’ la narrazione della vita di una donna che gira per tutta la stampa italiana tenendo gli occhi ben aperti sul mondo. Lavora, ha successo, vince, ma non si sdraia sugli allori . Galoppa tutti i giorni e s’indigna quando qualcosa non va in redazione. Si dimette, o la fanno dimettere, perché Adele ha le sue idee che difende con garbo, ma ostinatamente. L’ultima volta l’hanno mandata via dall’Unità nel 2009: il giornale non se la passa bene e quindi ha deciso di rinunciare alla sua collaborazione . Un episodio triste al termine di una carriera smagliante. Era iniziata al Mondo di Pannunzio . Un settimanale diventato cult dopo la chiusura. Quando usciva era bellissimo, ci scrivevano tanti giornalisti bravissimi ( da Eugenio Scalfari a Giovannino Russo, da Giulia Massari a Nello Ajello), aveva un caporedattore irraggiungibile come Ennio Flaiano , ma vendeva al massimo 18mila copie. Adele arriva dalla Calabria a Roma con in testa il sogno del giornalismo. E sbarca proprio lì, in quella scuola impareggiabile. Pannunzio le fa firmare le colonnine di costume, ma non con il suo nome. Creato per lei uno pseudonimo maschile, Leone Paganini. Adele stava crescendo, ma il “caso Montesi” spaventa i suoi genitori calabresi che nel ’54 vengono a riprendersi la figlia a Roma annullando così i primi passi dell’apprendista-cronista. Lei si forma un po’ in Calabria, poi torna a Roma e da lì va a Milano al “Giorno” di Baldacci , da cui si dimette quando fanno fuori Baldacci. Segue “Paese Sera”, qui – come le dirà Franca Valeri – diventa la “stella” del giornale, soprattutto grazie a un’intervista a Jean Paul Sartre, accompagnato in quel di Capri, dalla sua giovanissima amante. Ormai è importante , frequenta luoghi importanti, scrive pezzi importanti. Crescono intanto professionalmente altre due ragazze destinate a diventare grandissime giornaliste: Camilla Cederna e Oriana Fallaci. Le tre si conoscono e , nel 1964, vengono scelte come protagoniste di un documentario sul sesso di Pier Paolo Pasolini. Cambria racconta l’episodio in modo impareggiabile: “Oriana sdottoreggia sulle americane super emancipate, in carriera ed enfatizza la libertà sessuale delle operaie….io faccio ancora peggio; esalto la libertà di costume del proletariato avvamperò di vergogna vedendo “Comizi d’amore”: dove non c’è un maschio proletario, fra i tanti interrogati, che non proclami irrinunciabile la verginità della donna da sposare…”. Camilla Cederna risponde invece con “aggraziato buonsenso” senza temere di fare la figura di una normale donna borghese che all’epoca era immagine da rifuggire più della peste. Cambria continua la sua carriera fra eventi culturali e mondanità: l’amicizia con Pasolini, la frequentazione con Moravia e Morante, le interviste alla Ortese. Ma anche quelle a Soraya, che le apre la porta in guepierre, l’incontro con Liz Taylor e le cronache su “Paese Sera” dei Sanremo vinti da Modugno. E poi quel misto di sofisticata cultura e di eccelsa mondanità rappresentato dal Festival dei Due Mondi, il “giro” di Visconti, accanto ai “pezzi” sui grandi delitti. Adele cambia giornali su giornali ( le dimissioni continuano) , passa per La Stampa, tocca L’Espresso e L’Europeo. Scrive libri: uno su Maria Josè , e più avanti uno su Gramsci, uno su Marx. E’ indubbiamente eclettica. Ma un giornalista se non è eclettico non è. Ma c’è un’altra passione in Cambria: è la politica. Quando era a Paese Sera voleva iscriversi al Pci. Il direttore, Fausto Cohen la sconsigliò e lei ne trasse la conclusione che “non ce la volevano”. Si sentì rifiutata e questo, anziché farla scappare, la legò sempre di più alla sinistra. E’ stata direttore di Lotta Continua e molto amica di Adriano Sofri, incontrato durante la rivolta di Raggio Calabria. Alla direzione del giornale è rimasta un anno e mezzo. Pochissimo tempo, ma sufficiente per prendersi sette querele ed in particolare una che le provocò un processo diventato famoso. L’imputazione era quella di “apologia di reato”. Nasceva da una frase pubblicata su Lotta Continua: ”Queste considerazioni non possono assolutamente indurci a deplorare l’uccisione di Calabresi, un atto in cui gli sfruttati riconoscono la propria volontà di giustizia”. E’ un passaggio celebre che, insieme ad altri, farà nascere il sospetto che l’omicidio del commissario sia maturato nel “cuore” di Lotta Continua . Non è questa la sede per tornare su un dibattito che ha infiammato l’opinione pubblica italiana e su un processo (quello a Sofri) nei confronti del quale si sono creati due partiti ( innocentisti e colpevolisti) popolati di irriducibili. Qui è interessante ricordare che Adele Cambria finì imputata per un articolo di cui non condivideva il contenuto, come lei stessa scrisse in una lettera a Lotta Continua dove rassegna le dimissioni ( è già arrivata a quota sei) da direttore. L’aula dove si svolge l’udienza è gremita. E c’è fra gli altri anche Beppe Menegatti, marito di Carla Fracci, che così apostrofa Cambria :”Stella Rossa di paillettes”, volendo alludere al passato di cronista mondana dell’imputata. Adele viene assolta e riammessa all’Ordine dei giornalisti che l’aveva espulsa in quattro e quattr’otto. Si chiude così la sua parentesi di Lotta Continua, ma resta ben aperta la porta con la sinistra. Cambria più avanti nel tempo diventerà socialista e farà parte di quell’organismo pletorico , voluto da Bettino Craxi, che Rino Formica definirà “un luogo di nani e ballerine”. Ma un’importanza particolare nella vita politica, e non solo, di Adele ce l’avrà il femminismo: la redazione di Effe, gli incontri con Jane Fonda, i collettivi, i libri, le amicizie che durano ancora oggi. Peccato citare appena la parte forse più intensa dell’esperienza professionale e privata della nostra autrice. La sua è stata una vicenda professionale straordinaria e non basta una paginetta di giornale per riassumerla tutta. A lei un omaggio per averci sempre creduto, anche quando chi scrive pensa che abbia sbagliato, o esagerato. Un tempo ci ha unificato la sinistra, oggi non più. Ma anche chi oggi non è più d’accordo non può non rispettare la “vita avventurosa” di Adele. E non leggere volentieri il suo gradevolissimo libro.