Recensione
Emanuele Lombardini, Il Giornale dell'Umbria, 16/07/2010

Paola De Simone racconta Bruno Martino e il Jazz

Perugia – Non solo “Nel blu dipinto di blu”. Nel mondo c’è un’altra canzone italiana famosissima, in tutto il mondo, divenuta il simbolo italiano di un genere intero, il jazz. Il riferimento è ad “Odio l’estate”, altrimenti nota come “Estate”, anno 1960, parole di Bruno Brighetti, musica e voce di Bruno Martino. E’ a questa canzone e al suo interprete , il più popolare portavoce dello standard jazz italiano che Paola De Simone, giornalista musicale, direttrice di PopOn , il giornale della musica italiana e speaker di Radio in Blu ha dedicato un libro. “Odio l’estate” (Donzelli editore), appunto. Un viaggio dentro la canzone ed il suo interprete raccontato da chi l’ha avuto vicino e da chi invece l’ha conosciuto attraverso le sue canzoni. Un libro nato in coincidenza con i 10 anni della morte dell’artista ma non solo: “Sentivo l’esigenza – dice Paola De Simone – di leggere qualcosa su di lui e sul jazz ma non trovavo niente . Così ho pensato di scrivere di mio pugno.” Una canzone, quella di Bruno Martino, che ha unito generazioni di artisti: “E’ l’unica canzone italiana considerata uno standard jazz internazionale – spiega – e tutti i più grandi del jazz l’hanno cantata. Si pensi a Joao Gilberto, che ne ha fatto un successo nel mondo, ma anche a Tooth Tielemans, Chet Baker, Michel Petrucciani. Nel libro ne parla Vinicio Capossela, che ha fatto la prefazione, ma anche Jimmy Fontana, il primo a cantarla dopo Martino, ma anche artisti come Fabrizio Bosso, che ha 36 anni, Sergio Cammariere, che è nato quando è nata la canzone, a Renato Sellani, amico di Bruno Martino”. La canzone è naturalmente lo spunto anche per parlare del Bruno Martino uomo, grazie alla moglie Fiorelisa: “Lei è molto riservata – racconta l’autrice – come il marito ed all’inizio aveva declinato il mio invito. Poi ha capito la bontà del progetto ed è venuta a casa mia: mi ha raccontato un rapporto di 30 anni che ha lasciato un segno indelebile nella sua vita. Bruno Martino era un uomo riservato timido, quanto invece la sua musica era divertente. Probabilmente suonare gli dava la carica e lo stesso facevano i suoi musicisti. Ma era anche un uomo di grande cultura, con lui potevi parlare di tutto”. Un uomo raccontato attraverso la sua musica. Quel jazz che da musica “di nicchia” sta entrando sempre più spesso nelle case degli italiani anche grazie alle tante contaminazioni con il pop.