Recensione
Elisabetta Bolondi, www.monnaelisa.it, 10/08/2010

Una Marylin umanizzata

Ricordo perfettamente l’agosto del 1962 , quando arrivò portata da un amico dei miei genitori la notizia choc: era morta suicida Marylin, che non aveva bisogno di cognome; era il mito, il sogno degli anni del dopoguerra, la bellezza allo stato più puro. Avevo solo tredici anni, ma già nell’immaginario di noi ragazzine il mito di Marylin Monroe, dei suoi celebri film, della canzone “I wanna be loved by you” che si ascoltava nel mangiadischi, era già consolidato. Poi, negli anni a seguire, tante chiacchiere su di lei in seguito alle vicende dei fratelli Kennedy, John e Bob, di cui si sussurrava fosse stata amante, e della loro tragica e misteriosa epopea…..poi più niente, tranne fotografie che continuano ad essere divulgate, ora soprattutto dai siti internet. Questo libro è una rivelazione: finalmente si possono ascoltare le parole dell’attrice, i suoi ricordi, le sue emozioni, che, anche se filtrate dalla penna sapiente di un grande sceneggiatore, Ben Hecht, autore se non altro del film tra i più noti di Hitchkock, Notorius, ci arrivano direttamente come dalla sua stessa bocca. Leggendo il libro, corredato da fotografie tanto inedite quanto straordinariamente efficaci nel restituirci un’immagine spesso insolita del personaggio e della donna che si cela dietro di esso, si entra in diretto contatto con la bambina Norma Jean, abbandonata dalla madre e vissuta di carità in numerose famiglie senza mai ricevere amore o interesse da nessuno. Una bambina e poi adolescente poverissima, sembra impossibile pensarla negli Stati Uniti dei tardi anni quaranta e primi anni cinquanta, che faceva la fila per un sacchetto di pane raffermo, sbattuta in orfanotrofi miseri, con una mancanza d’amore cronica che ne segnerà la personalità futura. Il libro, pur avendo un andamento cronologico, si sofferma su alcuni temi centrali: il rapporto con il suo corpo, quello con il mondo del cinema, con il sesso e l’amore, con uomini e donne. Ne viene fuori il ritratto di una persona molto diversa dall’immagine della star che ha sedotto il mondo. La sua onestà intellettuale, la voglia di studiare teatro e recitazione, di migliorare la sua cultura per divenire una vera attrice, il non accettare denaro che non provenga dal suo lavoro, la capacità di sacrificio pur di raggiungere gli obiettivi che la sua coscienza le indica come prioritari sono le doti che affiorano nella narrazione; ci sono anche i suoi difetti, la impuntualità congenita, l’incapacità di essere costante negli impegni, la mancanza di consapevolezza della potente capacità erotica sprigionata involontariamente dalla sua persona, la paura di confrontarsi con il femminile ( la sfida con Joan Crawford ne è un esempio chiarificatore). La parte più sincera del libro è quella che riguarda il disincanto, la distanza, la capacità di valutazione del mondo dello star system: Hollywood è un luogo privo d’anima, irto di insidie, pieno di uomini senza scrupoli e senza morale, attraverso cui Marylin sembra camminare indenne, senza farsi sopraffare, come se la sua durissima infanzia l’avesse vaccinata da minacce,ricatti, abusi sul suo corpo e soprattutto sulla sua anima. Marylin in Corea che balla davanti ai feriti, Marylin in automobile mentre conosce e apprezza il futuro marito, Joe Di Maggio, Marylin abbandonata che piange disperata in un letto disfatto, Marylin tredicenne con un maglione aderente che scopre la sensualità del proprio corpo e l’arma che questo può divenire…..immagini inedite che ricostruiscono un’epoca, un mondo, una persona la cui fama non era davvero usurpata e che ci riconsegnano un mito finalmente umanizzato.