Recensione
Vinicio Capossela, Il Sole 24 ore, 08/08/2010

L'estate che finì in jazz

“Estate, sei calda come i baci che ho perduto….!" Mi innamorai, e tutto il mistero di quella stagione finì in queste note. Nello stesso periodo conobbi un pianista, Tony Castellano, uomo ancora più grande del suo pianismo. Ricambiava l’ospitalità che gli offrivo insegnandomi a suonare Estate. Lo costringevo ad accompagnarmi a tarda notte, a cantare Estate come per spiegare all’aria quello che stavo sentendo.Gli accordi erano ancora più densi delle parole. Si svolgevano l’uno nell’altro , tornando al punto di partenza e poi si aprivano e c’era da prendersi la vertigine “tornerà un altro inverno” ma era in quella apertura che si invertivano le stagioni…cantava dell’inverno, ma lo faceva col sole dentro, e invece nel ricordo dell’estate, in quegli accordi, c’erano tutte le foglie gialle dell’autunno. Castellano amava moltissimo Estate, me la rivelava come un miracolo, Mi parlava di quanti l’avessero interpretata, di come fosse uno dei pochi pezzi italiani – con un vero miracolo melodico profondamente italiano – a essere entrato nel repertorio dei grandi standard interpretati da tutti i maestri del jazz. Dopo quella primavera, la vita mi diede modo di prendere il vento di tutta quella nuova stagione e poi di seguirne le evoluzioni , fino alla fine. E quando tutto si fu consumato , solo quando l’aereo fu definitivo fu preso e la vita ci mise di mezzo i continenti, allora decisi di registrare anch’io Estate. In una serata dal vivo che fu per tutti indimenticabile. Una serata che iniziò con Estate e finì con una fanfara macedone nelle strade adiacenti il Naima Club e si chiamò “Liveinvolvo”. Giancarlo Bianchetti, il chitarrista, isolò gli accordi a grappoli. Li svolgeva lentissimi, pieni di rivolti e densi. Il pedale del tremolo li rendeva scuri e misteriosi, un suono liquido su cui appoggiarsi per cantare infine anche la mia estate, “sei calda come i baci che ho perduto…” Ognuno deve avere una sua ferita per poter cantare quella canzone e deve esserne anche avviato alla guarigione per poterla cantare in pubblico , e non a una persona sola. Almeno per me fu così, ma non posso immaginare Estate cantata come qualsiasi altro brano di repertorio. Estate ha una sua stagione nella vita, esattamente come quello di cui racconta. Giancarlo Bianchetti, che di tutti aveva la più profonda saudade nell’anima, la arrangiò a quel modo , e così la canzone uscì dalla stanza chiusa del pianoforte . Era un pezzo da affrontare senza il riparo della tastiera. Così, all’impiedi, davanti al microfono. E così feci per tutta quella stagione.. Un anno dopo, in agenzia, arrivò una telefonata del maestro Bruno Martino. Lasciò detto che avrebbe desiderato parlarmi. Io ne fui profondamente emozionato. All’epoca vivevo nelle stanze di motel. Me ne andai al mio preferito, e da lì dentro richiamai. Aveva una voce molto giovane il maestro, e parlava con un’umiltà disarmante . Disse che aveva apprezzato la nostra versione, e però era curioso di sapere come mai avessi inserito la sua canzone in un disco del genere. Disse anche che un poco invidiava il poter fare di testa propria, lo sperimentalismo che c’era in quel disco . “Io – confessava – mi sono sempre dovuto preoccupare di fare le cose in maniera orecchiabile , di fare quello che il pubblico si aspettava da me. Certo questa canzone l’hanno cantata i più grandi al mondo, mi hanno dato tante soddisfazioni, però - si scherniva quasi, insomma – però il testo non è un gran che , è un po’ melenso…”. Fu una grande lezione di umanità e di umiltà quella telefonata, e anche di generosità. Per conto mio, cercai di raccontare la mia storia, che non era altro una in più, una di quelle che le canzoni attraversano per conto loro, una volta liberate dell’involucro e mandate in giro. Il maestro l’ascoltò come un buon padre comprensivo. Dall’altro capo del telefono mi sembrò che vedesse da lontano un altro degli orizzonti che quella sua creatura era andata a toccare, come quando si hanno notizie dai parenti lontani….La telefonata finì. E mi sembrò come un destino compiuto. Estate poteva continuare il suo giro della terra, come una cometa che segnala l’orizzonte una terra promessa che non si può raggiungere.