Recensione
Elisabetta Bolondi, www.sololibri.net, 03/08/2010

Horror e fantastico nella campagna inglese

Nel 1911, anno clou della Bèlle Epoque, lo scrittore inglese Bram Stoker, già autore del celeberrimo Dracula, pubblica questo strano romanzo, in cui il gusto del gotico, dell’horror, del fantastico sembrano fondersi insieme in un clima culturale di stampo positivista, dove riecheggian la suggestione di Mesmer, dove le grandi miniere di caolino sono alla base di una nascente industria di trasformazione mentre gli studi folklorici sulle origini della cultura anglosassone si intrecciano con la preistoria, con le antichità romane, con le sovrapposizioni di popoli che nel Medio Evo avevano occupato le regioni del sud dell’Inghilterra. Insomma in un mix di culture, colte e popolari, si inserisce la storia della sensuale e sinuosa Lady Arabella March, signora di una proprietà detta Il Boschetto di Diana, del ricco e truce Edgar Caswell, appena rientrato nel suo castello dopo anni di assenza dalle sue proprietà, e infine di Adam Stalton, giovane australiano che giunge in Inghilterra per divenire erede del prozio e che rappresenta il Bene, insieme alla giovane Mimi, sua sposa malgrado le forze del Male si accaniscano contro di loro. La campagna del Derbyshire, in cui si svolge la storia, è attraversata da torri, manieri, ombrosi boschetti, misteriosi sentieri in cui si aggirano i vari protagonisti. La vicenda ha dei contorni che sono fiabeschi e razionali ad un tempo; l’antica leggenda di un misterioso serpente preistorico, che ha la sua tana in una caverna che ha il suo fondo nei meandri della terra si mescola con il desiderio di Lady Arabella di fare un matrimonio d’interesse con il ricchissimo Edgar Caswell: insomma interessi economici e simboli sociali combattono contro una antichissima e terribile maledizione che si annida in quei luoghi. Adam, simbolo dell’innocenza come il nome che porta, si batterà per la soppressione del mostro orribile che da sempre infesta quei luoghi. Ma lo scrittore non lesina una serie di rivoli in cui la narrazione si avvolge, in una linea narrativa sinuosa che somiglia proprio al serpente protagonista. Caswell è interessato al mesmerismo e compie una serie di esperimenti ipnotici per assicurarsi un potere assoluto sulle sue vittime. Ne farà le spese la romantica e dolce Lilla, che prova ad opporsi alle forze occulte che il frenetico proprietario mette in atto; ancora fa costruire un enorme aquilone, un uccello smisurato librato in cielo in grado di sovvertire l’habitat naturale degli uccelli, che a migliaia si riversano sul territorio incutendo un vero terrore negli abitanti….Daphne Du Murier e Hitchkock devono aver letto queste pagine. Terrore incute anche il personaggio di Ulanga, il servo negro al servizio di Caswell, orribile alla vista e malvagio nell’animo, trattato dai bianchi come un appestato, destinato ovviamente ad un atroce destino, scaraventato nella tana del serpente bianco, luogo più orribile dello stesso inferno. Inutile dire che nel finale, in puro stile grand guignol, le forze del Bene trionferanno, dopo una serie di colpi di scena in grado di tenere il lettore incatenato alle pagine del libro senza smettere di trattenere il fiato. La copertina del volume della nuova edizione Donzelli è la riproduzione di quella della prima edizione inglese e racconta lo stile del libro in modo efficace.