Recensione
Michele Serra, La Repubblica, 16/07/2010

L'amaca

Il pomeriggio del 14 luglio mi telefona un amico da Parigi:”Sto seguendo in tv i festeggiamenti . Ho un nodo in gola. Questo è un Paese. Mi piacerebbe tanto che lo fosse anche il nostro.” Alla telefonata assiste un altro mio amico. Mi racconta che suo figlio è a Barcellona da qualche anno. Gli piacerebbe tornare ma non vuole perché – ha spiegato suo padre – “mi hanno rubato il mio Paese”. La presenza di giovani italiani a Barcellona, quasi tutti ormai stanziali, negli ultimi ani è quintuplicata (il dato è stato reso pubblico dal nostro consolato). Sto leggendo il libro di Guido Crainz “Autobiografia di una Repubblica”. Lettura illuminante. Non allegra. Ne traggo una citazione di Corrado Alvaro :”In genere l’italiano considera quello che appartiene allo Stato come una cosa di cui si può profittare senza scrupoli, perché lo ritiene un bene sottratto a lui”. E’ un florilegio di amare riflessioni, un implacabile scavo attorno a radici nazionali esili e malate. Detesto il mio malumore, il mio pessimismo, più di ogni altra cosa. Tento di attribuirlo agli anni che passanoe alle energie che affievoliscono. Ma temo non sia così. Sono destinatario di lettere , racconti, discorsi di italiani molto più giovani di me: ugualmente sconsolati.