Recensione
Camilla Valletti, La Stampa, 17/07/2010

Un Montecristo rimesso a nuovo

Donzelli, con filologico coraggio, pubblica il Conte di Montecristo , nella versione critica stabilita da Claude Schopp, uno dei massimi conoscitori della biografia di Dumas. Grazie alla sua dottissima prefazione, il lettore potrà apprezzare lo sforzo di riportare Dumas nell’empireo dei grandi scrittori, sollevandolo dal marchio di pennivendolo e intrattenitore delle masse che lo ha perseguitato per tutto il corso dell’Ottocento e per buona parte del Novecento. In Italia, in particolare, la lettura più diffusa del Montecristo si deve ad un tale Franceschini (traduttore dell’edizione Oscar Mondatori poi ripresa dalla Bur) che forse altri non è che l’anonimo autore della vecchia e ormai obsoleta traduzione ottocentesca commissionata da Salani. Un traduttore inesistente dunque è il segno di quanta poca stima editoriale abbia goduto una delle più ricche, stravaganti ed appassionanti avventure mai narrate. Da salutare con entusiasmo allora la presente edizione (pp.124, euro 32) curata da Gaia Panfili sul testo francese stabilito da Schopp che riporta, in appendice, anche un dizionario dei personaggi e delle persone. Qui l’appassionato dumasiano troverà la versione più fedele al modo di lavorare di Dumas, ne apprezzerà le ripetizioni, la necessità di sintetizzare intere parti di trama quando il testo doveva interrompersi per esigenze di spazio (il Montecristo fu pubblicato a puntate sul Journal des Débats tra il 1844 e il 1846) , le intemperanze grammaticali, le ridondanze così tipiche del tanto esecrato stile dello scrittore, le sciatterie storiche ma anche la quasi insuperabile capacità inventiva e sincretistica. Nel Montecristo , feuilleton e insieme romanzo mondo, sono condensate le pulsioni più umane di tutte: Edmond Dantès, cresciuto in prigione alla scuola raffinata dell’abate Faria , incarna non solo il vendicatore, il giustiziere determinato a combattere un destino avverso, ma anche il prototipo di un uomo nuovo, borghese, indefinibile , socialmente in collocabile, ammantato di fascino romantico e malinconie abissali.