Recensione
Alice Fordham, Internazionale - The Times, 10/06/2010

Libro delizioso

Ha ragione Zena el Khalil, Beirut è una città adorabile. Il cielo è limpido sopra la distesa piatta del Mediterraneo, e le persone che vivono nella capitale libanese camminano sul marciapiede che divide il mare dalle strade trafficate. Splendidi mentre indossano i loro hijab o i loro pantaloncini (o entrambi), gli abitanti di Beirut gesticolano e argomentano: parlano di sesso, cultura, attualità politica, affari. Ma raramente affrontano il conflitto civile che ha insanguinato il Libano tra il 1975 e il 1990, da cui provengono i signori della guerra che oggi siedono in parlamento, né parlano di quello con Israele nel 2006 o dell’eventualità che un paese così settario possa, nonostante i suoi stilisti e i suoi night club, implodere facilmente un’altra volta. Il dolore di chi ama una città e la osserva mentre va incontro alla distruzione è al centro dell’opera prima di Zena el Khalil, artista visuale e blogger libanese. Il libro somiglia curiosamente a Beirut: è facile da amare, come la città che descrive. Ma proprio come Beirut esprime sentimenti più che articolare riflessioni: è un vero peccato che l’autrice, pur avendo colto la contraddizione libanese, non sappia avanzare buoni argomenti ma solo un certo antiamericanismo e qualche vaga simpatia per Hezbollah. Zena el Khalil ama Beirut – e di certo ci vuole coraggio per mettere in discussione qualcosa che amiamo – ma rifiuta di affrontarne i problemi con intelligenza e rigore