Recensione
Stefano Raimondi, Pulp libri n. 85, 01/05/2010

Una poesia intagliata tra prose e versi lunghi

Quando il mondo della vita si racconta nei versi di una poesia, l’esistenza si mette alla prova, esponendo di sé ciò che più gli è chiaro e necessario: il vero. E quando un autore decide che i perimetri/parametri della propria esperienza possono decantarsi nel ritmo di un levare alto e lirico, ecco che lì va a decidersi il corso di un destino vissuto, patito, sognato. I testi di Mazzoni trasportano infatti per compartecipazione e comprensione , più che per emozione e stupore. Niente è “bello” e neppure nulla è esteticamente grazioso in queste poesie. La durezza del disincanto si fa arma e arpione utili a una rammemorazione coscienziale che serve per tamponare/suturare una ferita ancora aperta: l’uscita dall’innocenza. Un tempo dal quale e nel quale le cose si sono decise quasi a nostra insaputa e che ancora accadono, per struggimento o rifiuto, nel corso degli anni. Le scelte di uno stile di vita e di pensiero si scontano vivendo e da quelle tracce, tanto cercate e spesso barattate con l’intera esistenzialità del possibile, si diventa testimoni, a volte, di una dolorosa coerenza da sostenere. Qui siamo ospitati negli spazi emotivi di un autore che s’indaga indagando, che si esplora esplorando ciò che resta di tutto quello che , caparbiamente, ha potuto riconoscere/imparare per vivere/sopravvivere alla propria vita e direi anche, ai propri mondi. Ma teli e superfici separano/riparano/allontanano come i corridoi che tra questi versi esplodono tra individui soli o in piena trasformazione in personalità, più che persone. Muri urbani campeggiano come segni di una divisione/separazione, proponendo la diversità/isolamento del punto di vista di chi ha portato la parola /intelletto ad un livello così alto di compromissione con il quotidiano, che spesso va ad eludere altro, porta ad altro, lasciando senza fiato/presa: “(…)la vita esiste e non significa”. Un ciclo verghiano dove le generazioni si alternano per decisioni e aspettative, attendendo impietosi il loro rendiconto. Una poesia intagliata tra prose e versi lunghi, ai quali Mazzoni regala una vivacità interiore sincera, capace di segnare una convincente apertura.