Recensione
Elisabetta Bolondi, Slavia. Rivista trimestrale di cultura, 01/04/2010

Arte, letteratura, politica, famiglia

L’inchiesta su Giuseppe Pellizza da Volpedo che il critico Massimo Onofri compie in questo lungo ed articolato saggio ha delle caratteristiche che lo rendono davvero speciale: partendo infatti dalle vicende artistiche che hanno portato il pittore al successo straordinario della sua opera più significativa, Il quarto stato, Onofri ricostruisce un percorso familiare, intimo, personalissimo, per collegarlo alla storia, alla società, alla letteratura, alla storia della critica d’arte , alla politica, alla filosofia in un viaggio che partendo dalla piccola piazza di Volpedo ci accompagna fin dentro il nucleo centrale e più significativo della vita culturale non solo italiana di fine ottocento. Il pittore ebbe una vita breve e drammatica. Dopo che l’amatissima Teresa, moglie-bambina e sua musa ispiratrice morì di parto insieme all’ultimo nato, Pellizza precipitò in una sorta di abulia, depressione, motivate anche dalla situazione difficile in cui l’intera famiglia versava e che gli impedì per mesi di toccare la tavolozza. La disperazione insanabile dovuta alla difficilissima situazione economica a cui la famiglia sembrava condannata lo spinse al gesto conclusivo: lo trovarono impiccato nel giugno del 1907. Onofri studia nel libro il contrasto tra un ‘opera pittorica che è stata giudicata nel tempo come il trionfo del progresso, lo sguardo fiducioso dei lavoratori verso l’avvenire, la speranza nell’affermarsi del socialismo e invece l’epilogo tragico in cui si risolse la vita del suo autore e lo stesso movimento politico a cui esso si ispirava. Il lungo e complesso ragionamento del critico ci porta ad incontrare nel testo i personaggi più significativi della letteratura coeva: insistente e pieno di riferimenti puntuali il paragone con l’opera di Pascoli, con il tema del nido, con il culto degli affetti familiari spesso morbosi, distrutti dalla sventura che piomba improvvisa distruggendo gli affetti più intimi, con il ricorrere ossessivo al tema della morte. Le lettere familiari che Pascoli scrisse, analizzate anche attraverso la lettura che ne fece Cesare Garboli, restituiscono un’immagine della temperie culturale condivisa da entrambi gli artisti; non mancano numerose citazioni di altri scrittori quali De Amicis, Giovanni Cena, Emile Zola, Federico De Roberto, tutti intrisi di socialismo e riconducibili per certi versi, alle tematiche sociali affrontate nell’opera pittorica di molti artisti del tempo: Previati, Segantini e soprattutto Pellizza. Tuttavia il paragone letterario più incisivo che Onofri suggerisce è quello con l’opera di Giovanni Verga; non solo i due romanzi del ciclo dei vinti, ma le prefazioni, i brani teorici, la novella “Libertà” vengono analizzati da Onofri e messi a confronto con le istanze socio-culturali che in quegli anni avevano influenzato i maggiori intellettuali facendo confluire nella poetica di Pellizza il tema della fiumana, una delle parole chiave più significative del lessico verghiano. Un capitolo del saggio intitolato proprio Una fiumana, un gregge, permette all’autore di leggere in modo duplice il cammino incessante verso il progresso che il pittore metterà in scena nella celebre tela. Prendendo spunto dal terzo canto del Purgatorio dantesco, il celebre canto di Manfredi di Svevia, laddove si descrivono le anime degli scomunicati pentiti che si avviano verso Virgilio e Dante come un gregge di pecore, Giuseppe Pellizza sembra voler dare ai suoi lavoratori in marcia non tanto il senso della speranza in un futuro radioso, quanto piuttosto l’immagine di un popolo di ombre, dirette verso un destino oscuro. Nella conclusione Onofri legge il tema che ha dato il titolo al saggio, Il suicidio del socialismo, alla luce degli avvenimenti politici più vicini a noi. Sottolinea con acuta intuizione critica la analogia tra la caduta del mito della famiglia e la fine del socialismo: la tesi che Onofri vuole affermare è dunque la profonda contraddizione tra gli obiettivi che Pellizza si era proposto di rappresentare nella sua grande opera e il reale significato che si è trovato ad interpretare: da questa contraddizione, direi da questa ambiguità sono seguite nel tempo le manipolazioni e l’uso distorto che si è fatto del quadro e del grande sogno di progresso che in esso era contenuto. Poster, pubblicità, cartoline, ogni oggetto possibile del moderno merchandising si sono nutriti di quelle mitiche immagini di popolo in movimento verso il sol dell’avvenire che resta come un’icona insopprimibile nell’immaginario di tutti noi. Il libro è corredato da numerose riproduzioni delle opere più emblematiche del pittore che Onofri legge con occhi da letterato e da critico d’arte ad un tempo e che ci consegnano una riproduzione fedele della atmosfera artistica degli anni a cavallo tra due secoli, atmosfera ricca di suggestioni culturali di vasto orizzonte europeo ; non a caso Freud, Gustave Le Bon, Emile Durkeim vengono letti da Onofri e chiamati in causa per conferire maggior chiarezza alla sua attenta ricostruzione critica.