Recensione
Manuela Bartolotti, La Gazzetta di Parma, 30/03/2010

Animali, pennello, morale. Emozioni con Chagall, interprete di La Fontaine

Non si contano gli illustratori delle Favole di La Fontaine, dalla prima edizione di Amsterdam del 1685 con i disegni di Romeyn de Hooch, fino ai giorni nostri. Ma chi, tra i grandi artisti, avrebbe potuto avere una sorta di affinità elettiva , una medesima alata fantasia, un’efficacia cromatica tale da far respirare e brillare queste favole, se non “l’ebreo volante” Marc Chagall? Così nel 1926 l’editore-mecenate Ambroice Vollard gli affida l’esecuzione di 100 gouaches ispirate a questo capolavoro che fonde con la sagacia e la leggerezza della versificazione Fedro, Esopo, i racconti indiani, arabi, cinesi, l’occidente e l’oriente, in una miscela di limpida saggezza universale. Le opere di Chagall vengono esposte in tre mostre a Parigi, Bruxelles e Berlino, e trovano acquirenti solo nei collezionisti privati. Per vicende belliche si accantona l’idea di una trasposizione a stampa dei lavori. In seguito , faranno alternativamente la loro comparsa in mostre al Moma di New-York (solo la tavola de “Il mugnaio, suo figlio e l’asino”) a Ludwigshafen nel 1990 (solo 7) e finalmente nel 1995 al Musée National Message Biblique Marc Chagall di Nizza e al Musée d’Art Moderne di Céret vengono esposte il maggior numero di gouaches rintracciate (43 di cui 36 originali e 7 in riproduzione fotografica). Se si esclude la pregiata edizione in folio del 1952 di André Triade con incisioni in bianco e nero realizzate da Chagall riprendendo le gouaches, il progetto commissionato e concepito da Vollard non è mai stato portato a buon fine, per colpa non solo delle traversie storiche e delle conseguenti discriminazioni razziali, ma anche a causa della dispersione delle tavole, delle quali ancor oggi 30 risultano irreperibili. E’ dunque italiano il merito di aver dato alle stampe il felice connubio La Fontaine-Chagall, con una edizione di Donzelli curata ma non pretenziosa, quindi accessibile a tutti. Anzi, per facilitarne la fruibilità ai lettori di varie età, il testo viene proposto per la prima volta con una nuova traduzione rispetto a quell’unica, ormai storica, di Emilio De Marchi del 1885. Il linguaggio più sciolto, meno pedante di Maria Vidale s’è adattato non solo alla complessa versificazione e al ritmo favolistico, cercndo di restituire la fluidità del francese antico, ma anche alla sciolta , aerea pennellata delle illustrazioni di Chagall sulle pagine a fronte. Il risultato appare molto vicino all’intento di Vollard, così che versi e immagini s’esaltano a vicenda, gli uni colorandosi, le altre danzando, in un’amplificazione fantastica coinvolgente e squillante. Sono nuove favole di La Fontaine o nuove favole di Chagall? Sono – è detto tutto –favole a colori. Dove il colore parla ed è forse il nuovo personaggio che mancava