Recensione
Dario Arpaio, solocine.it, 13/04/2010

Il libro uscì nel 1959

Il Piccolo Nicolas scritto da Renè Goscinny e illustrato da Jean Jacques Sempè veniva dato alle stampe nel 1959, e quella spassosa visione del mondo filtrata attraverso gli occhi di quel bambino di otto anni è rimasta magicamente fresca com’era alla sua prima edizione per arrivare oggi sugli schermi per la regia di Laurent Tirard. Il Piccolo Nicolas e i suoi Genitori ci ricorda che allora i bambini portavano i pantaloni corti tutto l’anno. Ci si alzava in piedi quando la maestra entrava in classe, per scrivere si intingeva la penna nel calamaio e immancabilmente si finiva in qualche guaio.

Il costume evolve, ma i bambini, in fondo, sono sempre gli stessi, non cambiano nemmeno le paure che il mondo degli adulti può generare in loro. Goscinny raccontava con leggera ironia ciò che è del rapporto tra il mondo infantile e quello adulto attraverso gli occhi del piccolo Nicolas. Era capace di sorriderci sopra, così come oggi, altrettanto, non si può non restare catturati da quelle stesse marachelle, sebbene appartengano ad un tempo così lontano. Il Piccolo Nicolas e suoi Genitori è la sintesi delle cento storie di Goscinny secondo Tirard e ne è risultata anche una piacevole e ben riuscita ricostruzione di alcuni aspetti della vita degli anni ’50. La storia raccontata da Nicolas, comunque, non sarebbe la stessa se non fosse incorniciata dalla spassosa interpretazione di Valérie Lemercier e Kad Merad nei panni dei genitori. Loro così buffi alle prese con i problemi dei grandi, con l’acquisto del televisore, con l’avanzamento nella carriera lavorativa, insomma con tutto ciò che può generare loro apprensione, tranne calarsi nei patemi del loro figlio, in quel mondo diverso, parallelo, che noi adulti possiamo solo inquinare con il nostro egoismo, spesso ottuso.

Ma in fondo Goscinny, il padre di Asterix e di Lucky Luke, voleva solo far sorridere e le vignette di Sempè accompagnavano le sue storie con grazia. Il merito del regista Tirard e del suo film stà tutto nell’offrire un’ora e mezza piacevole e spensierata, leggera e garbata nella narrazione.

Torna in mente, forse anche con un pizzico di nostalgia, il meraviglioso Jacques Tati. Com’è dolce ripescare nella memoria la sua andatura dinoccolata mentre attraversa un mondo di teneri sorrisi.