Recensione
Renato Pallavicini, L'Unità, 03/03/2010

Marachelle di Gian Burrasca in una Francia anni Cinquanta

Coppie celebri o giù di lì. Quella formata dallo scrittore e sceneggiatore René Goscinny (1926-1977) e dall’umorista e disegnatore Jan-Jacques Sempé (1932) lo è di certo, anche se non è stata una coppia di ferro. Di più hanno funzionato i matrimoni tra Goscinny e Maurice de Bévère, in arte Morris (1923-2001), da cui è nato il singolare cow-boy Lucky Luke, ma soprattutto quello con Albert Uderzo (1927) che ha dato alla luce la vera gloria di Francia: Asterix. Eppure Le Petit Nicolas, dopo un esordio in sordina nel 1956, ci riprova nel 1959 sul giornale Sud-Ouest Dimanche. Goscinny, ha spiegato Sempé, «si presentò con un testo in cui un bambino, Nicolas, raccontava la sua vita con i compagni di scuola, che avevano dei nomi bizzarri: Rufus, Alceste, Maixent, Agan, Clotaire, il sorvegliante generale, poi, era soprannominato il Pavone. Così partimmo: René aveva trovato la formula». Brevi racconti, storielline di avventure e marachelle scolastiche narrate in prima persona con un «langage de gosse» alle quali le illustrazioni poetiche e sbarazzine di Sempé conferiscono una straordinaria ed elegante levità: una sorta di Giornalino di Gian Burrasca in una Francia anni 50, in stile Jacques Tati. Nel 2004 Anne Goscinny ritrova nell’archivio del padre centinaia di racconti inediti e, d’accordo con Sempé, ne decide la pubblicazione: e il successo si riaccende (in Italia i libri di Goscinny e Sempé li pubblica Donzelli). E ora arriva il film, con attori, in uscita nelle nostre sale il prossimo 2 aprile: s’intitola Il Piccolo Nicolas e i suoi genitori, regia di Laurent Tirard, distribuito dalla Bim.