Recensione
Stella Cervasio, La Repubblica/Napoli, 29/08/2009

L'arte di Napoli nella storia dell'arte meridionale

QUINTO e ultimo tomo della Storia dell' arte nell' Italia meridionale, con cui giunge al termine la fatica enciclopedica di Francesco Abbate, "il più giovane della nidiata dei discepoli di Roberto Longhi", toscano, a lungo ordinario di Storia dell' arte medioevale all' Orientale - con tanti allievi che hanno fatto strada a Napoli, come Francesco Caglioti - e ora insegna all' Università del Salento. Confessa, lo storico dell' arte «non sono d' accordo sul fatto che l' arte a sud finisce all' unità d' Italia. Avrei voluto arrivare almeno fino alle Stazioni dell' arte». Non si tratta infatti di dare un involucro e una confezione all' arte napoletana. Ma di parlare di "arte di Napoli". Perché la città ha ispirato, generato, prodotto tanta opera di stranieri, che hanno lavorato qui in maniera diversa dai loro "altrove". Ma la materia era voluminosa per portarla oltre i Borbone, considerato che nel libro si affronta anche il capitolo "province continentali" e "Sicilia", allargando il discorso anche alle arti applicate («e c' è ancora tantissimo da scoprire nelle province»). L' incipit spalanca le porte del viceregno austriaco con Paolo De Matteis, che dialoga al passato con Luca Giordano tenendo d' occhio il proprio contemporaneo, Solimena. E poi De Mura (nella pagina la bella immagine del suo dipinto "La Carità"), Giacomo Del Po, Nicola Maria Rossi, Celebrano, Mondo, Fischetti, Giaquinto, Hackert, Lusieri, Bonito, Joli, gli stranieri vedutisti, e ancora avanti, fino a Gigante: una foto di gruppo che è difficile rintracciare. Da fine conoscitore di ogni espressione dell' arte a sud di Roma (che ha assestato negli anni passati anche alcune mostre "cardinali" valorizzando aree penalizzate dalla geografia, il 31 ottobre prossimo sarà inaugurata "Arte in Puglia dal Medioevo al Settecento"), Abbate non dimentica di dar atto a chi ha scritto prima (Bologna, Spinosa), dando luogo a una piccola e utile antologia "interna". E non fa a meno di un grosso apparato di immagini, che bene illustrano un percorso riservato non soltanto agli atenei che adottano i cinque volumi della Storia dell' arte meridionale. La chiesa del Gesù, la Cappella Sansevero, la reggia vanvitelliana di Caserta, Palazzo Cellammare, le ville del Miglio d' Oro, Santa Chiara, la Nunziatella, Palazzo Serra di Cassano con il suo teatrale scalone, sfilano in un itinerario ideale, mentre si costruisce la tessitura dell' architettura napoletana attraverso l' opera di Fanzago, dei Vaccaro, Sanfelice, Picchiatti, Nauclerio, Fuga, Canevarie gli altri. A parte sono affrontati i siti reali, il vedutismo, il presepe, la scultura lignea, gli argenti, la porcellana, la maiolica nelle sue articolazioni nelle province del regno. Tutto con un linguaggio la cui costruzione riesce ad essere narrativa pur nel rispetto della specialistica, nella migliore tradizione della scuola longhiana. Un racconto, quasi un romanzo sull' arte della città che in tutte le epoche della storia ha saputo offrire gli strumenti giusti agli artisti per farsi fotografare