Recensione
Tino Cobianchi, IL POPOLO, 04/02/2010

Da leggere

Nel 1901, dopo un decennio di fervido e intenso lavoro, Giuseppe Pellizza da Volpedo ultimò il suo quadro più famoso, il Quarto Stato che ben presto divenne “ l’opera più rappresentativa di quel sistema di valori in cui s’è riconosciuto il movimento operaio e socialista in Italia nel secolo appena trascorso”. Il 14 giugno 1907, in seguito alla morte del primo figlio maschio appena nato e poi dell’amatissima moglie, Pellizza si uccise. Massimo Onofri, critico militante e docente di letteratura italiana contemporanea, nel libro indaga “il rapporto che ci può essere tra il trionfalismo ideologico di quel quadro e il nichilismo biologico che ha infine armato la mano di Pellizza contro se stesso”. Onofri, scandagliando la “stupefacente ed enigmatica correlazione” di quei fatti, trasforma via via la sua ricerca in una dettagliata immagine che sfocia in un’analisi “sulla storia pittorica, civile e letteraria dell’Italia tra la fine dell’ottocento e l’inizio del nuovo secolo”. Il critico, esaminando da vicino la tragica vicenda di Pellizza, non manca di parlare di fatti e opere d’arte con “millimetrica ostinazione” raccontando una storia “drammatica: quella del socialismo novecentesco, delle sue speranze e delle sue catastrofi”.