Recensione
Gianluca Scroccu, L'Unione sarda.it, 23/12/2009

La privatizzazione della Repubblica: viaggio negli anni '80

Cosa è diventata l'Italia del XXI secolo? Siamo nella Seconda Repubblica o viviamo ancora in una continua ed incerta transizione? Quanto incide la storia passata sulle dinamiche attuali? A queste domande ha tentato di rispondere Guido Crainz nel suo “Autobiografia di una Repubblica. Le radici dell'Italia attuale” (Donzelli, 239 pagine, 16,50 euro).

L'autore, docente di storia contemporanea all'Università di Teramo, riprende e sistematizza in questo agile volume alcune delle analisi più felici presenti in suoi precedenti ed importanti lavori sull'Italia del miracolo economico e su quella degli anni Settanta pubblicati con la stessa casa editrice.

«Da tempo nel nostro Paese non è facile capire le cose», così scrive lo storico, consapevole che non si può prescindere dalla conoscenza dei decenni passati della storia repubblicana per comprendere i tempi attuali, caratterizzati da un tasso di polarizzazione e di scontro continuo che sembrano produrre una paralisi del sistema istituzionale, economico e sociale.

Mescolando sapientemente documenti d'archivio, articoli ed inchieste dei maggiori giornalisti ed intellettuali del secondo Novecento, oltre che facendo riferimento al meglio della produzione cinematografica, musicale ed editoriale italiana, utilissima cartina di tornasole per comprendere le dinamiche politiche e sociali nazionali, Crainz passa in rassegna gli eventi cruciali che vanno dalla catastrofe della Seconda Guerra Mondiale alla Liberazione, passando per gli anni Cinquanta e il rapporto sempre più stretto, eredità del fascismo, fra partiti e Stato e le divisioni del periodo più caldo della guerra fredda.

Con un'attenzione particolare al 1968, evento del quale vengono messe ben in evidenza le luci ma anche le tante ombre, e agli anni Settanta.

È però sugli anni Ottanta che l'analisi diventa particolarmente interessante, anche perché l'autore sembra individuare in quel decennio il vero momento di rottura rispetto alla storia precedente.

E in effetti fu proprio allora che si sarebbero affermati definitivamente nuovi strumenti di costruzione dell'identità italiana, il più forte dei quali sarebbe stato sicuramente quello rappresentato dalla televisione generalista e commerciale. In queste parti del suo saggio, tenendo ben presenti le parole straordinariamente lucide e forti del Pasolini degli “Scritti Corsari”, non sembra che Crainz voglia soffermarsi solo sul consolidamento dell'impero mediatico e poi politico di Silvio Berlusconi, quanto sul carattere di rivoluzione antropologica che il modello televisivo-consumistico ha imposto a partire da quegli anni a tutti i cittadini italiani.

La crisi della politica e del modello di partito, col passaggio cruciale di Tangentopoli e della crisi istituzionale del 1992, insanguinata dalle stragi di mafia che uccisero Falcone e Borsellino, ha di fatto generato un processo di privatizzazione del pubblico e di “depoliticizzazione” dei cittadini, sempre meno protagonisti della vita politica rispetto ad una classe dirigente che è stata vista con sempre maggior forza come una casta autoreferenziale e i cui effetti sembrano emergere con ancora maggior rilevanza ai giorni nostri.

Un fenomeno che proprio vent'anni fa mise radici e che ora pare colpire soprattutto la sinistra, incapace di trasmettere l'idea di poter governare con efficacia e di garantire le riforme di cui il Paese ha bisogno.