Recensione
Anna Maria Carpi, L'Indice dicembre 2009, 01/12/2009

Due incontri di Goethe con Napoleone

Il libro del noto critico letterario tedesco, tradotto impeccabilmente dai due giovani germanisti italiani, è di grande interesse per la storia della cultura e in particolare per chi voglia vedere dal vivo la Germania in età napoleonica, a partire dalla disfatta prussiana del 1806. I due incontri di Goethe con Napoleone, nel 1808 al congresso di Erfurt e poi a Weimar, e il famoso "Vous êtes un homme" rivolto dall'imperatore al poeta sono soltanto il punto nevralgico di una nitida, documentata rappresentazione con centinaia di personaggi, fra cui spicca il vero vincitore, il genio malefico di Talleyrand ("merda in una calza di seta", come più tardi ebbe a dire di lui l'imperatore). Al congresso di Erfurt partecipano, oltre allo zar, quattro re e otto duchi regnanti ma in ginocchio, e il fasto, le folle omaggianti, gli intrighi e il nulla di fatto non possono non richiamarci gli attuali G8. Musica simile. Del faccia a faccia con Napoleone Goethe, per quanto assiduo biografo di se stesso, scriverà, frammentariamente, con l'apporto del suo segretario Eckermann, solo nel 1824. "Nel cuore di un'epoca non realistica nel suo modo di sentire, Goethe disse di sì a tutto quanto gli era affine e non ebbe esperienza più grande di quell'ens realissimun che va sotto il nome di Napoleone", così scrive Nietzsche nel Crepuscolo degli dei. Di cosa avevano parlato? Del Werther:l'imperatore lo conosceva a memoria e gli imputava in un punto un errore di verosimiglianza. Su quest'imputazione Goethe ha una totale reticenza, a cosa aveva alluso l'imperatore gli sfuggirà solo con Eckermann: era dove Lotte manda a Werther le pistole senza dire una parola. Ma oltre che del Werther i due sommi avevano parlato di teatro: la vischiosità della letteratura! Da Seibt si apprende che Napoleone stesso aveva tentato di scrivere un romanzo, così come che Goethe era debole in francese e che dopo Erfurt ordinò alla biblioteca di Weimar un Nuovo metodo di lingua francese per la lezione pratica. Tutti chiacchierano intorno a quell'incontro epocale, ma è lui il più toccato e al tempo stesso il più spregiudicato. Meraviglioso saluto mi ha rivolto l'imperatore ("Vous êtes un homme"), scrive al conte Reinhard, "dal che Lei deduce che sono un pagano perfetto in quanto mi è stato applicato, in senso inverso, l'Ecce homo. Per il resto ho ben ragione di esseresoddisfatto per quest'ingenuità del padrone del mondo". Formulazione geniale. E non l'unica. Questo libro, oltre che fondarsi su una filologia affidabile e una ricca bibliografia, è un autentico piacere.