Recensione
Elisabetta Bolondi, www.sololibri.net, 28/02/2010

Cinque storie inedite del piccolo Nicolas

Nel 1959, dalla penna di uno scrittore e di un illustratore sono nate le storie del piccolo Nicolas, un bambino di nove anni che frequenta la scuola elementare in una città della Francia insieme ad un gruppo di compagni dai nomi insoliti: Eudes, Geoffroy, Rufus, Agnan, Alceste...

In Italia le avventure di questo ragazzino dalla faccia d’angelo che ne combina un po’ involontariamente di tutti i colori sono ancora poco note. Notissime invece a chi ha frequentato la scuola francese o chi ne conosce la letteratura per ragazzi, ma non solo: le storie di Nicolas sono infatti inserite in un contesto sociale della media borghesia francese della metà degli anni ’50, restituendoci uno spaccato di costume, di modalità di rapporti e di comportamenti veramente esemplare. Potremo leggere le avventure di Nicolas a scuola, dove una supplente arcigna sostituisce la maestra amata sovvertendo la gerarchia della classe: il somaro Clotaire diviene per un giorno il più bravo mentre il secchione Agnan riceve rimproveri e viene messo da parte. In famiglia, Nicolas è osservatore ingenuo ma consapevole delle manchevolezze e delle difficoltà dei genitori: lo sporcacasa Nicolas riuscirà a mandare in fumo le aspirazioni di crescita di status dei suoi genitori, un padre sottostimato dal capo presso il quale avrebbe voluto rendersi gradito con l’aiuto della moglie.

I tanti episodi dei racconti di cui Nicolas è protagonista ci descrivono una Francia prima dell’avvento della tv, quando i ragazzini giocavano nei campi, avevano tanto tempo per loro, leggevano libri di avventure, giocavano col trenino elettrico e con le automobiline, si riunivano in bande, si travestivano da moschettieri. L’unica femmina con cui Nicolas si incontra, Marie-Edwige, vuole giocare alla famiglia... facciamo che tu eri il marito, io la moglie e la bambola nostra figlia... e così Nicolas si trova a subire dalla piccola compagna la riproposizione del rapporto conflittuale dei genitori di lei, perfettamente riproposto nel gioco (il femminismo e le Barbie sono ancora lontani). Ci sono tanti ragazzini pestiferi nella letteratura per ragazzi (Danny the Menace, Giamburrasca), ma il fascino di queste storie sta nella leggerezza, nell’ironia, nell’apparente semplicità con cui viene raccontata una società intera, di un tempo più lento, di cui si finisce quasi per nutrire un dolce rimpianto!