Recensione
Gloria Satta, Il Messaggero, 23/02/2010

Il successo del film tratto dai racconti di Nicolas, "Giamburrasca d'Oltralpe"

Cinque milioni di francesi hanno riso, si sono inteneriti e per un momento hanno avuto l’illusione di tornare bambini grazie alle imprese di un marmocchio di nove anni, un Gianburrasca d’Oltralpe, e dei suoi scatenati compagni di scuola. Il piccolo Nicolas, il film ispirato ai celebri racconti disegnati da René Goscinny e Jean-Jacques Sempé, è attualmente il blockbuster nazionale e il titolo più venduto all’estero. Senza contare l’entusiasmo di un altro Nicolas, che di cognome fa Sarkozy, letteralmente «impazzito» per il film: dopo aver assistito alla proiezione con la moglie Carlà e i figli, il presidente della Repubblica ha esclamato «è formidabile». Dietro il fenomeno di stagione c’è un uomo gentile dal sorriso contagioso. «No, non mi aspettavo un successo di queste proporzioni», dice il regista Laurent Tirard, gli stessi occhioni chiari del suo giovanissimo protagonista Maxime Godart. «Certo, i libri vendono ancora 300mila copie all’anno e sono stati letti da tre-quattro generazioni, ma nessuno poteva immaginare che la gente sarebbe corsa in massa al cinema...». Il Piccolo Nicolas sbarcherà nelle sale italiane, con Bim, a Pasqua. Senza dubbio era un’operazione rischiosa portare sullo schermo un classico, ricco di ironia e poesia, nel quale il mondo è visto attraverso gli occhi impertinenti e innocenti di un ragazzino della Francia anni Cinquanta: ed è un mondo ideale, anzi fiabesco nel quale la violenza è inesistente, mamma e papà non litigano mai, la disciplina regna tra i banchi, non si dicono parolacce e il massimo della trasgressione è prendere in giro il bidello. Il problema più grande è semmai l’arrivo di un fratellino, per una naturalissima questione di gelosia: allora, perché non chiedere aiuto ai compagni di scuola per organizzare un rapimento dell’intruso? Tirard ha puntato tutto, spiega, sui propri ricordi: «Da bambino m’identificavo totalmente con Nicolas e mi piaceva osservare gli adulti dal mio angolo. Da grande ho girato il film che avrei voluto vedere». L’ambiente è dichiaratamente artificiale: scenografia, costumi, dialoghi rimandano a una società irreale, senza tempo, «come l’avrebbe descritta uno studio hollywoodiano». Perfino le strade sono state ricostruite nei teatri di posa: «Volevo che tutto risultasse perfetto, in ordine. La favola di Nicolas è una metafora dell’infanzia». Accanto ai piccoli protagonisti, tutti debuttanti, gli adulti sono interpretati da celebri attori francesi: Kad Merad è il padre sempre sorridente, Valerie Lemercier la mamma felice di avere il suo regno in cucina, Sandrine Kiberlain la maestra che tiene a bada la solaresca. Secondo qualcuno, dietro il grande successo di Il piccolo Nicolas c’è la nostalgia di un tempo che fu: niente tensioni sociali, rispetto dell’autorità e una rassicurante prevedibilità. Per Tirard la nostalgia c’è ma è quella dell’infanzia: «E’ un momento in cui tutto ci sembra stabile e ci sentiamo protetti». Ecco perché, nemmeno per un attimo, gli è passato per la mente di ambientare la storia ai giorni nostri fra disoccupazione, criminalità, famiglie sfasciate, contrasti. Senza contare che la figlia di Goscinny, Anna, ha vigilato attentamente sull’opera degli sceneggiatori affinché lo spirito di suo padre non venisse stravolto. «Ci ha messo un bel pezzo, a tagliare il cordone ombelicale», sorride Tirard, «e solo quando ha visto la reazione del pubblico si è sentita sollevata». Tanto da affidare a Tirard la regia del prossimo Asterix. Nicolas è stato scelto tra 800 bambini: «E’ stata un’impresa, non riuscivo a decidermi e alla fine ho scelto il meno turbolento», racconta il regista. Il film piace anche ai ragazzini di oggi, la generazione cresciuta con internet e i videogiochi: non sarà un miracolo? «I racconti di Goscinny e Sempé sono universali, riescono a entrare in contatto con l’inconscio collettivo. E’ questo il talento dell’artista! I piccoli dei loro libri hanno un fascino fuori del tempo nel quale anche i nostri figli possono riconoscersi». Come spettatore, quale dei film interpretati da bambini preferisce? «Incompreso di Comencini, La guerra dei bottoni. E Mon oncle: Tati risulta talmente inadatto al mondo degli adulti che il vero bambino è lui, non il nipote». Visto il successo del Piccolo Nicolas, i produttori premerannono per mettere in cantiere il sequel...«Non solo i produttori. Me lo chiede anche il pubblico che si è affezionato al protagonista, ai suoi compagni di scuola, alla sua famiglia», risponde Tirard. «Io non sono contrario, ma c’è un problema: Nicolas non può crescere e io dovrei cercare un altro attore. Non mi tirerò indietro».